sabato, 21 febbraio 2009
Ragazzi, una bella notizia per tutti. E' finalmente pronto il mio nuovo sito, quindi aggiornate i vostri link (se non ne avete voglia, schiavizzate qualcuno affinché lo faccia!).
LucaCP alle 19:14 in: musica, film, fantasy, memorie, scrittura, gruppo, telefilm, esoterismo, recensioni libri, università , anne rice, novità grafiche, omicidio allo specchio, scleri giornalieri, il silenzio di lenth
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domenica, 25 gennaio 2009
I'm back. For good. Il maledetto virus sembra avermi mollato, quindi preparatevi ad una invasione di post senza precedenti.
Ho finalmente finito di leggere "Le parole segrete", la breve recensione la trovate su Anobii, e devo dire che non mi è piaciuto abbastanza. Oggettivamente bello, soggettivamente raggelante. Non c'ho capito na mazza, per dirla papale papale. Troppi riferimenti a miti nordici che non conosco, troppe battute andate perse nonostante la buona volontà di una traduttrice che immagino ora "sull'orlo di una crisi di nervi" (tanto per citare il titolo dell'ultima puntata di Ugly Betty, andata in onda negli USA).
Cambiando argomento, ora sto leggendo "Uomini che odiano le donne", il classico caso letterario che già so non mi piacerà. Perché lo sto leggendo, allora? Perché mi è stato regalato da papà e visto che raramente si interessa di me e della mia esistenza, ho pensato che sarebbe stato brutto liquidarlo con un bel "a me il genere thriller fa schifo". Crudele, no?
In conclusione, vi segnalo due nuove recensioni per Serialmente. Le ho scritte al volo ieri sera... avevo un'altra "rimpatriata di classe - 5 anni dopo", ma mi faceva troppo male lo stomaco...
E ora scappo che devo aggiungere/tagliare/modificare il romanzo per martedì. E io sotto pressione rendo pochissimo.
Ho finalmente finito di leggere "Le parole segrete", la breve recensione la trovate su Anobii, e devo dire che non mi è piaciuto abbastanza. Oggettivamente bello, soggettivamente raggelante. Non c'ho capito na mazza, per dirla papale papale. Troppi riferimenti a miti nordici che non conosco, troppe battute andate perse nonostante la buona volontà di una traduttrice che immagino ora "sull'orlo di una crisi di nervi" (tanto per citare il titolo dell'ultima puntata di Ugly Betty, andata in onda negli USA).
Cambiando argomento, ora sto leggendo "Uomini che odiano le donne", il classico caso letterario che già so non mi piacerà. Perché lo sto leggendo, allora? Perché mi è stato regalato da papà e visto che raramente si interessa di me e della mia esistenza, ho pensato che sarebbe stato brutto liquidarlo con un bel "a me il genere thriller fa schifo". Crudele, no?
In conclusione, vi segnalo due nuove recensioni per Serialmente. Le ho scritte al volo ieri sera... avevo un'altra "rimpatriata di classe - 5 anni dopo", ma mi faceva troppo male lo stomaco...
E ora scappo che devo aggiungere/tagliare/modificare il romanzo per martedì. E io sotto pressione rendo pochissimo.
LucaCP alle 15:56 in: scrittura, telefilm, scleri giornalieri
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mercoledì, 21 gennaio 2009
Eh, io lo sapevo che questa giornata sarebbe stata "ricca ricca ricchissima" di avvenimenti. Neanche poi tanti a dirla tutta, ma superiori alla media. In mattinata dovevo andare in facoltà per consegnare la mia tesina di "Culture e Pratiche del Teatro". Una bella tesina ad essere onesti, e se lo dico io che tendo sempre a buttarmi giù... il prof ci ha dato piena libertà, potevamo persino riassumere uno dei libri in programma. Io, come al solito, ho scelto la via più complicata. "Etichette: necessarie o superflue?" è il nome del mio elaborato. L'introduzione è questa:
"Al giorno d’oggi sembra ci sia un gran bisogno di dare un’etichetta ad ogni cosa, una necessità quasi vitale che coinvolge i più svariati ambiti: teatro, musica, cinema, letteratura, ogni forma d’arte.
Quella che sembrava una mera comodità dei critici per descrivere qualcosa senza perdersi in “inutili chiacchiere” è diventata un’usanza più o meno condivisa, uno schema che in molti perpetuano senza comprenderne realmente il senso.
Ma cosa accade quando qualcosa o qualcuno rifugge dagli schemi? Come si può etichettare, inquadrare in una sola parola una personalità “pesante” come Eleonora Duse? Una personalità scomoda se vogliamo, almeno per chi ama etichettare; una donna che si è sempre sottratta alle comuni definizioni, preferendo la libertà all’imposizione, l’espressione alla direzione. La direzione di un regista ad esempio, o anche solo delle istituzioni vigenti.
Norme che non si è fatta scrupoli ad infrangere, modi di fare da sempre appartenuti al teatro a cui lei non si è mai del tutto abituata e che non si è fatta scrupoli ad allontanare."
Ebbene sì, vado fiero di questa introduzione (forse neanche troppo originale, ma che comunque piaciucchia). Vado fiero soprattutto del paragrafo sulle "Maschere":
"Una. Due. Tre. Quattro. Erano molte le maschere di cui gli attori disponevano, maschere che erano soliti indossare anche nella vita di tutti i giorni. Quelle di scena non erano che orpelli di cui potevano fare a meno, svago per il pubblico.
Niente di più.
Dietro il più semplice dei sorrisi poteva celarsi molto altro, dietro una risata potevano annidarsi sentimenti che nessuno avrebbe mai intuito.
Maschere, appunto, che gli attori portavano sempre sollevate e che rapidi calavano sul viso quando si alzava il sipario, quando era richiesto loro di recitare. Ma la loro abilità stava nel non farlo intuire, nel soggiogare lo spettatore, nel guidarlo. Burattinai della folla, architetti dell’Arte, di cui pochi poterono comprendere l’essenza.
La stessa Eleonora Duse rimane in parte un mistero, molte delle sue decisioni inspiegabili."
Dicevo... ah sì! Stavo andando in facoltà per consegnare la mia superba tesina quando rischio di morire. Per inciso, pioveva a dirotto. L'acciottolato malefico, viscido e bastardo, mi ha fatto scivolare e cadere a terra. Una sola volta. Ho scampato la seconda appoggiandomi al muro, con somma gioia degli escrementi di piccione.
Anyway, consegno la tesina, torno a casa, porto Lucky al volo fuori (pozzanghere, terriccio, inferno) mangio di corsa, preparo la tesina di "Filosofia della Mente" ed esco. Incontro F, caffettino e andiamo allo studio di zio Gozzy (il prof).
Ora. Alla tesina mi aveva già assegnato 26, ma io l'ho corretta lo stesso perché mi andava. Mi ha fatto la mia bella domanda orale, a cui ovviamente non ho risposto (sviando l'argomento... e non se ne è accorto!), e mi ha "chapato" 28! 28 capite? Ad un esame che valeva sì e no 18. Sensi di colpa chi, io? Non sia mai!
PS: Mentre tornavo a caso ho rischiato ancora di cadere, ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta (cit.).
"Al giorno d’oggi sembra ci sia un gran bisogno di dare un’etichetta ad ogni cosa, una necessità quasi vitale che coinvolge i più svariati ambiti: teatro, musica, cinema, letteratura, ogni forma d’arte.
Quella che sembrava una mera comodità dei critici per descrivere qualcosa senza perdersi in “inutili chiacchiere” è diventata un’usanza più o meno condivisa, uno schema che in molti perpetuano senza comprenderne realmente il senso.
Ma cosa accade quando qualcosa o qualcuno rifugge dagli schemi? Come si può etichettare, inquadrare in una sola parola una personalità “pesante” come Eleonora Duse? Una personalità scomoda se vogliamo, almeno per chi ama etichettare; una donna che si è sempre sottratta alle comuni definizioni, preferendo la libertà all’imposizione, l’espressione alla direzione. La direzione di un regista ad esempio, o anche solo delle istituzioni vigenti.
Norme che non si è fatta scrupoli ad infrangere, modi di fare da sempre appartenuti al teatro a cui lei non si è mai del tutto abituata e che non si è fatta scrupoli ad allontanare."
Ebbene sì, vado fiero di questa introduzione (forse neanche troppo originale, ma che comunque piaciucchia). Vado fiero soprattutto del paragrafo sulle "Maschere":
"Una. Due. Tre. Quattro. Erano molte le maschere di cui gli attori disponevano, maschere che erano soliti indossare anche nella vita di tutti i giorni. Quelle di scena non erano che orpelli di cui potevano fare a meno, svago per il pubblico.
Niente di più.
Dietro il più semplice dei sorrisi poteva celarsi molto altro, dietro una risata potevano annidarsi sentimenti che nessuno avrebbe mai intuito.
Maschere, appunto, che gli attori portavano sempre sollevate e che rapidi calavano sul viso quando si alzava il sipario, quando era richiesto loro di recitare. Ma la loro abilità stava nel non farlo intuire, nel soggiogare lo spettatore, nel guidarlo. Burattinai della folla, architetti dell’Arte, di cui pochi poterono comprendere l’essenza.
La stessa Eleonora Duse rimane in parte un mistero, molte delle sue decisioni inspiegabili."
Dicevo... ah sì! Stavo andando in facoltà per consegnare la mia superba tesina quando rischio di morire. Per inciso, pioveva a dirotto. L'acciottolato malefico, viscido e bastardo, mi ha fatto scivolare e cadere a terra. Una sola volta. Ho scampato la seconda appoggiandomi al muro, con somma gioia degli escrementi di piccione.
Anyway, consegno la tesina, torno a casa, porto Lucky al volo fuori (pozzanghere, terriccio, inferno) mangio di corsa, preparo la tesina di "Filosofia della Mente" ed esco. Incontro F, caffettino e andiamo allo studio di zio Gozzy (il prof).
Ora. Alla tesina mi aveva già assegnato 26, ma io l'ho corretta lo stesso perché mi andava. Mi ha fatto la mia bella domanda orale, a cui ovviamente non ho risposto (sviando l'argomento... e non se ne è accorto!), e mi ha "chapato" 28! 28 capite? Ad un esame che valeva sì e no 18. Sensi di colpa chi, io? Non sia mai!
PS: Mentre tornavo a caso ho rischiato ancora di cadere, ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta (cit.).
venerdì, 02 gennaio 2009
Come primo post dell'anno avrei voluto deliziarvi con una simpatica digressione sui miei stivali nuovi, sulle sigarette Black Devil nere che sono veramente cool o meglio ancora la scena apocalittica di ieri sera, quando, affacciandomi alla finestra, sembravo il protagonista di "The Myst"... tanta tanta nebbia per intenderci.
E invece no! Come primo post dell'anno mi sono deciso a parlare di: scrittura. Sì, perché mi sono accorto che non ne parlo praticamente mai, nonostante sia una parte importante della mia vita. Non temete, nessuna profonda riflessione sui generi letterari o pareri vari sull'eterno dilemma "Stile o Storia?" ma semplici scempiaggini dettate soprattutto dalla noia. In questi giorni ho ripreso a scrivere. Non mi capitava da mesi, dal dì della famosa telefonata. Non so, forse credevo di aver raggiunto un grande obiettivo e non me la sentivo di continuare ad andare avanti senza aver prima concluso il capitolo più importante dell'intera vicenda. Poi però, e in questo mi ha aiutato il tempo, ho capito che non avevo raggiunto alcun obiettivo, ma solo il primo dei tanti traguardi che mi sono ripromesso di "acciuffare".
Grazie soprattutto alla lettura, la tanta lettura dell'anno passato (Anobii dice che ho letto 90 libri. Io dico 92, inclusi alcuni ebook di esordienti scaricabili gratuitamente dai loro siti). Ho realizzato che nel web c'è un gran parlare di scrittura, dal baby boom (esordienti giovanissimi) al commercial boom e via dicendo. Ecco, io trovo questa mania di etichettare abbastanza nociva. Sicuramente sono stati pubblicati baby autori poco validi, sicuramente i libri "commerciali" editi sono molti, ma è altrettanto sicuro che io questa sera eviterò i carboidrati! Questo per dire che è stata fatta la classica "scoperta dell'acqua calda".
La cosa ancora più triste dell'intera storia è che spesso chi parla è esordiente a sua volta! Persone che cercano una via di pubblicazione che esuli dall'omicidio ma che se necessario passi per il rapimento - estorsione. Well, che tristezza. Per pura curiosità ho letto i racconti di questi fantomatici geni letterari e vi assicuro che non valgono niente. E ve lo dice uno che legge veramente di tutto, persino gli Harmony di sua nonna (per ovviare alle crisi d'astinenza). Suggerisco a queste persone un proposito per l'anno nuovo: meno invidia e più fatti!
PS: Riflettendoci questo primo post dell'anno è molto polemico. Che dire? Un po' di pepe alla noia della quotidianità!
E invece no! Come primo post dell'anno mi sono deciso a parlare di: scrittura. Sì, perché mi sono accorto che non ne parlo praticamente mai, nonostante sia una parte importante della mia vita. Non temete, nessuna profonda riflessione sui generi letterari o pareri vari sull'eterno dilemma "Stile o Storia?" ma semplici scempiaggini dettate soprattutto dalla noia. In questi giorni ho ripreso a scrivere. Non mi capitava da mesi, dal dì della famosa telefonata. Non so, forse credevo di aver raggiunto un grande obiettivo e non me la sentivo di continuare ad andare avanti senza aver prima concluso il capitolo più importante dell'intera vicenda. Poi però, e in questo mi ha aiutato il tempo, ho capito che non avevo raggiunto alcun obiettivo, ma solo il primo dei tanti traguardi che mi sono ripromesso di "acciuffare".
Grazie soprattutto alla lettura, la tanta lettura dell'anno passato (Anobii dice che ho letto 90 libri. Io dico 92, inclusi alcuni ebook di esordienti scaricabili gratuitamente dai loro siti). Ho realizzato che nel web c'è un gran parlare di scrittura, dal baby boom (esordienti giovanissimi) al commercial boom e via dicendo. Ecco, io trovo questa mania di etichettare abbastanza nociva. Sicuramente sono stati pubblicati baby autori poco validi, sicuramente i libri "commerciali" editi sono molti, ma è altrettanto sicuro che io questa sera eviterò i carboidrati! Questo per dire che è stata fatta la classica "scoperta dell'acqua calda".
La cosa ancora più triste dell'intera storia è che spesso chi parla è esordiente a sua volta! Persone che cercano una via di pubblicazione che esuli dall'omicidio ma che se necessario passi per il rapimento - estorsione. Well, che tristezza. Per pura curiosità ho letto i racconti di questi fantomatici geni letterari e vi assicuro che non valgono niente. E ve lo dice uno che legge veramente di tutto, persino gli Harmony di sua nonna (per ovviare alle crisi d'astinenza). Suggerisco a queste persone un proposito per l'anno nuovo: meno invidia e più fatti!
PS: Riflettendoci questo primo post dell'anno è molto polemico. Che dire? Un po' di pepe alla noia della quotidianità!

















