sabato, 21 febbraio 2009
Ragazzi, una bella notizia per tutti. E' finalmente pronto il mio nuovo sito, quindi aggiornate i vostri link (se non ne avete voglia, schiavizzate qualcuno affinché lo faccia!).

IL RISVEGLIO DI LENTH



martedì, 17 febbraio 2009
"È estate e l'oceano ruggisce al largo della città di Salem. Towner Whitney è tornata dove tutto è cominciato. La grande casa segnata dalla salsedine è avvolta dal silenzio. Eppure a Towner sembra ancora di vedere la sua gemella Lindley mentre, con lei, ride e legge il futuro secondo un'antica arte trasmessa di madre in figlia tra le strane donne della famiglia Whitney. Towner era fuggita da tutto ciò, prigioniera del senso di colpa e della follia. Perché l'ultima volta che aveva previsto il futuro, Lindley era morta. Quindici anni dopo, la scomparsa dell'amata zia Eva la costringe a fare ritorno. Per ritrovarla, Towner non ha altra scelta: deve affrontare il segreto che la lega indissolubilmente a Lindley. Un segreto che affonda le radici in un passato inconfessabile che molti, nel clan Whitney e nella chiusa comunità di Salem, hanno cercato di rimuovere. Dalla madre di Towner, May, una donna dura e solitaria, che vive su un'isola sperduta, alla fragile Emma, marchiata da una ferita indelebile, fino a Cal, un ambiguo predicatore. Quando il corpo di Eva viene restituito dalle onde e un'altra ragazza scompare, Towner capisce di essere precipitata di nuovo nell'incubo di quella calda estate di quindici anni prima. Circondata dalle chiacchiere e dai sospetti, non può fare affidamento che su sé stessa. È questa l'eredità che Eva le ha lasciato: scrutare il futuro e distinguere vero e falso, odio e amore, realtà e sogno. Solo allora il velo che offusca il suo destino si solleverà."

Prima di tutto una precisazione. Il titolo originale di questo romanzo è "The Lace Reader", ovvero "La Lettrice di Pizzo". Un titolo che dice tutto e niente, ma meno spoiler rispetto a quello italiano, che per poco non svela il colpo di scena conclusivo, quei tre/quattro capitoli finali che fanno rivalutare l'intero romanzo. Altrimenti palloso.
La storia è difatti ambientata a Salem, la città delle streghe, quella che tutti ricordano per le persecuzioni del seicento, figlie di un bigottismo - a parer mio - ben lungi dall'essere sradicato dalla nostra società. E che in questo romanzo è ben interpretato dai Calvinisti, una specie di gruppo religioso che raccoglie - passatemi il termine - la peggior feccia, spacciandone i membri per Eletti del Signore. L'anacronismo, se c'è, è accentuato dal fatto che i turisti apprezzano gli insulti che i Calvinisti rivolgono alle presunte streghe di Salem, credendo di stare assistendo a rappresentazioni cittadine, che pure non mancano.
Ma non è questo il punto.
La storia comincia con Towner, una giovane ragazza che vive in California e che decide di tornare nella sua città natale, Salem appunto, perché sua zia Eva è sparita. La sua permanenza, all'inizio temporanea, si allunga quando Eva viene ritrovata morta. Annegata. Da qui partono una serie di riflessioni della protagonista, che rievoca il suo passato difficile; ed è così che scopriamo di sua sorella Lindley, suicidatasi da adolescente. Scopriamo degli abusi che subiva, del perché, alla nascita, era stata affidata ad un'altra famiglia etc.
E' difficile parlare di questo romanzo senza incappare nello spoiler, anche perché tutto ruota attorno al colpo di scena finale, quello che a pieno diritto viene considerato "uno dei migliori finali mai scritti". Sono pienamente d'accordo! Se solo il romanzo fosse stato all'altezza del suo epilogo, lo avrei inserito tra i miei preferiti ma purtroppo non è così. La scrittura di Brunonia Barry è pesante, il cambiamento del punto di vista - prima di Towney, poi del poliziotto, poi di un fantomatico narratore onniscente - non è mai ben chiaro e alla lunga tende a confondere il lettore. I dialoghi sono pochi, ma sufficienti a farsi una chiara idea della loro superficialità.
Per più di trecento pagine non accade nulla! Gli avvenimenti - che poi scopriamo essere - cardine non sono messi nel giusto risalto, si confondono con una serie di inutili episodi secondari. E ce ne sono molti, credetemi. Peccato che non siano funzionali alla narrazione, come accade per altri autori. Lo stesso Larsson, che sto leggendo in questi giorni, usa i suddetti episodi secondari per descrivere psicologicamente i suoi personaggi e le loro abitudini. Un uso quindi intelligente dell'inutile, il nulla che si fa storia.
Di questo avrebbe bisogno "La Lettrice Bugiarda", che di fatto non è altro che un romanzo drammatico. Per tutta la sua durata viene menzionata di frequente la stregoneria, ma non viene mai mostrata. Ma questo, volendo, è un punto a suo favore. L'accennare qualcosa, piuttosto che mostrarlo, contribuisce a creare un'atmosfera particolare, mistica, che nemmeno centinaia di righe di descrizione riuscirebbero a rendere.
La lettura del pizzo, da cui il titolo, è una pratica antica. La lettrice, guardando attentamente le figure del pizzo, riesce a discernere il futuro, ad accettare il suo destino. Cosa che Towner, ovviamente, si rifiuta di fare. Lei vive nella negazione della realtà, spera di poter cambiare il suo fato ma anche il suo passato. Cosa impossibile ovviamente.
E poi c'è il sublime colpo di scena finale. Neanche tanto colpo di scena se devo dirla tutta. I più arguti  - o forse i più attenti, come me! - potrebbero anticiparlo in qualche dettaglio, con un minimo di fantasia. Certo, ci sono alcuni sviluppi che persino un indovino faticherebbe a prevedere, tanto sono sorprendenti. Ma non assurdi, badate bene. L'intero romanzo è disseminato di indizi!

Che dire, quindi? Non fatevi ingannare dalla - fin troppa - pubblicità che è stata fatta a questo romanzo. Prendetelo per quello che è, una storia drammatica fatta di violenze, abusi, morte. Ma anche di gioia, di speranza e di magia. Giusto un pizzico però.
LucaCP alle 19:54 in: recensioni libri
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lunedì, 02 febbraio 2009
"Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l'inquietudine di un enigma mai risolto. Ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l'ultima volta di fare luce sul mistero che ha segnato tutta la sua vita. L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist: quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander, giovane e abilissima hacker, indimenticabile protagonista femminile al suo fianco ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose."

Non amo i thriller. Non amo i gialli né roba simile. Ho letto qualche romanzo della Grande Agatha, ma non ho mai avuto una vera e propria passione per questo genere letterario. Ho iniziato a leggere "Uomini che odiano le donne" perché mi è stato regalato dai miei, assieme al secondo della serie, e mi pareva quindi brutto liquidarli con un bel "non è nelle mie corde".
Ho fatto un piccolo sacrificio e sono stato ben ricompensato. Lo dico subito, si tratta di una lettura scorrevole e appagante, il lettore viene guidato per mano dallo scrittore e non fatica neppure a ricordare i tremendi nomi svedesi, che pure sono osceni a dir poco. Questo a dimostrazione del fatto che non esistono romanzi difficili, ma solo autori incompetenti. Larsson, come dicevo, rende il lettore partecipe delle indagini, infarcisce le pagine di colpi di scena e di situazioni all'inizio eccessive ma che col tempo diventano normali se non banali. Come il sesso occasionale, che fa storcere il naso a molti, o alcune reazioni dei personaggi a tratti eccessive. Ma andiamo con ordine:

STORIA E PERSONAGGI

L'inizio è di una lentezza esasperante ma necessaria. Si comincia con l'introduzione dei personaggi principali, delle linee narrative fondamentali e una serie di episodi secondari palesemente inutili e riempitivi ma pure importanti per comprendere appieno il carattere delle persone in gioco. Prendiamo
Lisbeth Salander ad esempio. Le pagine a lei dedicate crescono di capitolo in capitolo, rendendola poco per volta co-protagonista di Mikael Blomkvist (sebbene per me sia la sola e unica protagonista). Si comincia con la descrizione di una sua comune giornata di lavoro, passando per le sue conoscenze e le abitudini quotidiane. Il lettore se all'inizio si chiede "che me ne frega a me se tizia si fuma una canna e beve una birra?" col tempo vive letteralmente di simili superficialità, comprende le sfumature di carattere, arriva quasi a pensare come i personaggi. E in un romanzo simile, corale, pensare come i personaggi è essenziale.
Paradossalmente, quello che dovrebbe essere il protagonista,
Mikael Blomkvist, passa in secondo piano. Le parti a lui dedicate annoiano, non creano empatia ma quasi antipatia. Io almeno continuavo a pensare "poche pagine e si torna a Lisbeth, manca poco!" e difatti...
Ma la cosa più bella del romanzo è la cura di Larsson per tutti i personaggi, comprimari inclusi. Non ce n'è uno che sebbene citato appena, non abbia una sua caratterizzazione. Uno su tutti: Anita, che appare solamente sul finire ma che era già stata abbondantemente descritta tramite citazioni di altri personaggi. E per fare una cosa del genere ci vuole bravura.

STILE

Lo stile di Larsson, specie all'inizio, rischia di risultare impersonale. Frasi piatte e narrazione semplice - ma non banale - di certo non contribuiscono a convincere il lettore. Poi però cambia tutto. Le frasi si fanno acute, i personaggi si evolvono e con essi le situazioni. Colpi di scena a ripetizione, dapprima piccoli poi sempre più accentuati (e anche in questo ci vuole bravura; troppi colpi di scena di uguale intensità alla lunga stancano e perdono la centralità del loro ruolo).

Parlare di un thriller evitando lo spoiler è forse più difficile rispetto al fantasy. Avrei tante cose da dirvi, come il mistero di Harriet, l'ossessione di Henrik che poi viene condivisa da quanti si trovano ad indagare e la risoluzione dei vari enigmi sparsi nel testo. Sì, perché alla fine non c'è un solo mistero, ma tanti piccoli misteri. Scoprire se Harriet è viva o morta, se devo essere onesto, da "enigma principale" viene posto in secondo piano. Sono altre le cose che vengono a galla, altri i... ok, basta spoiler!

PS: E' uscita un'altra mia recensione per Serialmente. Supernatural 4x13! Correte a leggerla e commentarla =)
LucaCP alle 14:53 in: recensioni libri
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venerdì, 09 gennaio 2009
"A St. Oswald, esclusivo collegio maschile nel Nord dell'Inghilterra, inizia il nuovo anno scolastico. Si respira aria di cambiamenti: nuove tecnologie, nuovi insegnanti... Ma a minacciare la scuola sono ben altri contrattempi. Tutto comincia con una serie di incidenti, dapprima insignificanti e quasi comici, poi sempre più gravi e inquietanti, tanto da mettere a rischio la sopravvivenza della scuola stessa. Robert Straitley, l'anziano professore di latino, è l'unico che appare in grado di contrastare questo crescendo di violenza, perché conosce St. Oswald e la sua storia, e anche quei segreti che in molti hanno preferito nascondere per salvare il buon nome dell'istituto."

Quando si legge per la prima volta un nuovo autore, si ha sempre un po' di diffidenza, ma al contempo curiosità. Chiamatelo fascino della novità se volete, ma le aspettative sono comunque alte. Conoscevo Joanne Harris solamente per il suo romanzo più famoso "Chocolat", che non ho ancora letto, ma che intendo leggere nei prossimi giorni.
Sì, perché Joanne con questo romanzo mi ha convinto. E' una scrittrice strana, che non può essere ben inquadrata tramite i suoi romanzi; ogni sua opera differisce dall'altra non solo per le tematiche, ma anche per il genere. Il suo ultimo romanzo - che mi è stato regalato a Natale -, "Le parole segrete" è sfacciatamente fantasy, mostra concretezza là dove "Chocolat" si limitava ad accennare.
E "La scuola dei desideri" (titolo orribile, quello originale "Gentlemen and players" rispecchia appieno la trama del libro) cambia nuovamente genere. Un romanzo come tanti, ambientato nel prestigioso istituto di St. Oswald; chi ha letto il libro sa quanto è difficile parlarne, perché Joanne Harris illude il lettore per quattrocento pagine, tanto che il lettore stesso si ritrova a dare per scontate certe cose. Poi però il colpo di scena attorno a pagina trecentocinquanta, ogni cosa viene rimessa in discussione. Il lettore si dà del cretino, capisce che la scrittrice ha giocato con lui per tutto il tempo, con la sua superficialità, col suo dare "le cose per scontate".
Stupendo.
Il romanzo alterna capitoli narrati dal professore di latino Robert Straitley a quelli del professore infiltrato nella scuola, un personaggio che cova rancore per l'istituto e che vuole distruggerlo. Assistiamo così ad una partita a scacchi ben architettata, mosse continue che vedono prima una parte in vantaggio e poi l'altra. Prima del colpo di scena finale, ovviamente, che rovescia le pedine sul pavimento e lascia col fiato sospeso.
Lo stile della Harris è scorrevole, fluido, ho letto un centinaio di pagine senza rendermene conto. Complici anche i brevi capitoli, pillole gustose che spingono a continuare a leggere ancora, ancora, ancora e ancora. Col senno di poi, al termine della lettura, una riflessione sorge spontanea: qual è la storia? Sì, perché i capitoli incentrati sul passato, dal punto di vista "dell'infiltrato" sono favolosi, psicologicamente ben studiati, ma le vicende sul presente non mostrano altro che squarci di quotidianità. Una quotidianità banale - per dirla come Leon - fatta di professori, assemblee scolastiche, rivolte studentesche, cameratismo e snobismo nei confronti del proletariato.
Da una parte abbiamo il professore/professoressa (per non svelarvi il sesso, fondamentale nella storia) con un passato tormentato, figlio/a dell'usciere di St. Oswald, col desiderio di far parte di quella scuola elitaria, a lui/lei preclusa. I suoi sforzi di bazzicare le lezioni, i furti delle divise che poi indosserà per mescolarsi con gli alunni, l'amicizia con Leon, l'amore per Leon, la morte di Leon e la conseguente partenza per la Francia con la madre ritrovata. Ma questo è niente, è intuibile sin dalle prime pagine. E' quello che c'è sotto a farla da padrone, il sostrato di quotidianità, il vero protagonista del romanzo.
Assistiamo così al trascinarsi di Straitley, della sua impotenza dinanzi agli eventi, dinanzi all'arrivo di "leve giovani" e alla - quasi - chiusura del suo dipartimento di Lettere Antiche. Uno scapolo impenitente, un uomo che ha dato la sua vita per St. Oswald. E' consapevole del fatto che St. Oswald non gli darà mai niente in cambio, è consapevole del suo inutile sacrificio. Eppure non può fare a meno di immolarsi per la cosa che gli ha rovinato l'esistenza:

Audere, agere, auferre. (Osare, agire, conquistare).
LucaCP alle 14:28 in: recensioni libri
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sabato, 03 gennaio 2009
Copio Mirty e provo anch'io a fare una classifica dei dieci migliori romanzi letti nel 2008! E' stata dura, molto dura, anche perché prima di comprare un libro mi informo, quindi ad eccezione di due/tre trashbooks, ho letto solo cose interessanti. Ci provo comunque, và, aggiungo anche qualche stralcio revival delle passate recensioni:

1. ARMAND IL VAMPIRO - ANNE RICE


Ogni riga è come il verso di una poesia, ogni capitolo fa luce sul passato di quello che a parer mio è il secondo miglior personaggio creato da Anne Rice (dopo Lestat). [...] "Sento la voce di Marius quando ripeto queste parole, le ultime che avrei sentito come bambino mortale:
-Questo è l'unico sole che vedrai mai. Ma avrai a disposizione un millennio di notti per vedere la luce come nessun mortale l'ha mai vista, per strappare alle stelle lontane, come se tu fossi Prometeo, un'eterna illuminazione grazie a cui comprendere tutte le cose.-
E io, che avevo ammirato una ben più meravigliosa luce celestiale nel regno da cui ero stato scacciato, adesso desideravo soltanto che lui la spegnesse per sempre"









2. L'AMULETO DI SAMARCANDA - JONATHAN STROUD


E' scritto in maniera interessante, è ricco di humor e la sua trama non è mai scontata, come invece sembrerebbe. Sì, perché Stroud si diverte a riprendere le tradizioni classiche della wicca e dell'esoterismo in generale e a modellarle mescolandole con eventi storici che ama poi reinterpretare e ricontestualizzare sotto un'ottica più "demoniaca". Un piccolo "gioiellino" che non deve assolutamente mancare nello scaffale di un appassionato di fantasy.











3. I GUARDIANI DELLA NOTTE - SERGEJ LUK'JANENKO


Luk'janenko Sergej è un po' come Laura Iuorio nel suo "Destino degli Eldowin": rimescola le carte in tavola e il "già visto" diventa ignoto, interessante. Ma è chiaro che anche la migliore delle storie non risalterebbe senza uno stile all'altezza della situazione, ed ecco che arriviamo al pezzo forte del romanzo. Ho adorato i tempi narrativi di Luk'janenko Sergej, il suo modo di dosare sapientemente i momenti di lotta, scattosi e rapidi, con momenti puramente descrittivi, in cui viene permesso al lettore di riprendere fiato e capire cosa sta accadendo. E proprio il lettore viene plasmato dalle abili mani dello scrittore, viene mosso come un burattino e senza rendersene conto si ritrova a ragionare per assurdo, come i personaggi del libro. Insomma, un romanzo che vi consiglio e che dovete assolutamente leggere!







4. LA FORTEZZA - ANDREA D'ANGELO


Un romanzo particolare di uno scrittore particolare. Definirlo curato è dire poco, c'è uno studio di fondo di personaggi e situazioni da far invidia a qualsiasi scrittore. In questo capitolo conclusivo della sua trilogia, Andrea D'Angelo si districa abilmente nella ragnatela di eventi che ha tessuto, donando al lettore più di un'emozione. Un esempio di cosa sia il fantasy italiano.













5. LASCIAMI ENTRARE - JOHN LINDQVIST


Romanzo sopra le righe, tra il noir e il fantasy. Lo scrittore ci mostra squarci di realtà che hanno poco a che vedere col classico libro di fantasia, per questo è un'opera consigliata ai lettori meno avvezzi al genere, proprio per la mescolanza di tematiche. Un romanzo ibrido quindi, da far accapponare la pelle!













6. L'ORA DELLE STREGHE - ANNE RICE


Prosa scorrevole e barocca, descrizioni mai pesanti ma funzionali alla narrazione, scene erotiche ad un passo dal volgare ma che vengono abilmente gestite divenendo "irresistibili". Si nota il lavoro certosino dell'autrice nello strutturare e organizzare la genealogia della Famiglia Mayfair, una famiglia fatta di incesti, omicidi, suicidi e chi più ne ha più ne metta. All'inizio la mole di personaggi sembra impossibile da gestire, ma andando avanti il lettore riesce ad imprimersi nella mente i nomi dei protagonisti e dei comprimari.











7. L'OMBRA DEL VENTO - CARLOS RUIZ ZAFON


Come per tutti i casi letterari ci sono andato con i piedi di piombo. E invece sono rimasto soddisfatto da "L'ombra del Vento". Un romanzo furbo, che mi ha ricordato "Il Sentiero dei Nidi di Ragno" di Calvino (per la cruda realtà che viene mostrata, diversa dalle versioni edulcorate che recentemente abbondano nelle librerie). Ma "L'ombra del Vento" strizza anche l'occhio al "Club Dumas". I due libri hanno molto in comune: entrambi ruotano attorno al ritrovamento di un manoscritto, entrambi sono caratterizzati da intrighi e misteri, entrambi sono consigliati "a chi ama i libri". Ma se "L'ombra del Vento" all'inizio attira il lettore con la promessa di dare le agognate risposte, andando avanti nella lettura, prende una strada diversa. Lo stesso lettore si dimentica dell'implicito accordo, assuefatto alla narrazione, alla Barcellona decadente che Zafòn descrive con accuratezza maniacale.






8. PAN - FRANCESCO DIMITRI


Un romanzo eccezionale. A prima vista sembrerebbe una semplice rivisitazione del "Peter Pan" di James Matthew Barrie, invece questo romanzo è molto, molto di più. I personaggi sono quelli (Capitan Uncino, Peter Pan, Campanellino) ma hanno un background diverso, un aspetto diverso... sono reali. E come esseri reali  mangiano, bevono, fanno sesso, uccidono, possono morire. La morte quindi come disincanto, la componente essenziale del libro.











9. RAGAZZE LUPO - MARTIN MILLAR


Un romanzo geniale, come lo ha definito lo stesso Neil Gaiman (grande amico di Martin Millar). La prima cosa che colpisce è lo stile semplice ma incisivo, all'apparenza scarno ma scorrevole. Le descrizioni non sono molte, ma sufficienti a rendere appieno le ambientazioni londinesi e scozzesi (perfette, essendo l'autore originario della Scozia)."Ragazze Lupo" è un libro da assaporare lentamente e se lo dico io che di solito i libri li divoro...











10. IL VAMPIRO DI BLACKWOOD - ANNE RICE


Pagine su pagine scorrono velocemente raccontando la storia dei contadini di Blackwood, la storia dei proprietari del Blackwood Manor, con incesti, violenze e misteri. Le parti dedicate al sovrannaturale occupano rispettivamente il primo e il terzo segmento, un centinaio di pagine su seicento, una miseria! Lestat da cantore diventa ascoltatore, mentre la storia di Quinn si dipana dinanzi ai suoi occhi e prende forma, sostanza, un po' come Goblin. Una delle migliori opere della Regina!
LucaCP alle 16:22 in: recensioni libri, anne rice
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domenica, 21 dicembre 2008
Vorrei iniziare questa recensione in maniera diversa dal solito. Anziché passare al riassunto della storia, ecco una piccola considerazione: qual è la più grande paura di chi scrive? Secondo il mio modesto parere è quella di scoprire che qualcuno ha già scritto un romanzo simile a quello che si sta scrivendo. Immaginate quindi la mia faccia quando leggendo le prime pagine di "Prodigium" mi sono imbattuto in quattro personaggi con un dono particolare e una profezia di fondo. Qualcuno dirà "sono luoghi comuni del fantasy", e io non posso che confermare. Fortunatamente infatti, già dopo le prime venti pagine, Francesco Falconi mi spiazza, procede in maniera completamente diversa da come avevo immaginato, facendomi quindi tirare un bel sospiro di sollievo.
Che dire? Credo sia inutile sottolineare il fatto che questo romanzo mi sia piaciuto, e molto anche, non solo perché rispetta quelli che sono i miei gusti personali, ma anche perché rientra a pieno titolo nell'urban fantasy, sottogenere fantastico che apprezzo particolarmente. Le vicende dei quattro protagonisti, Alyssa, Dafne, Ryan e Kaleb, hanno come sfondo una metropoli, Synapsis, un'isola, Eterium e un istituto, Theorica. Si nota come sempre la cura dello scrittore per l'ambientazione, studiata in ogni singolo dettaglio, funzionale non solo a far procedere la storia, ma anche a coinvolgere il lettore (in particolar modo quello meno avvezzo al genere). Sì, perché questo romanzo non ha niente a che vedere con la precedente saga di Francesco Falconi, Estasia; non parlo semplicemente del diverso target di riferimento (Prodigium è indirizzato ad adulti e ragazzi, youngadults se proprio vogliamo essere metropolitan) ma principalmente dello stile. Asciutto, privo di orpelli, diretto, cadenzato ma soprattutto enfatico. L'azione viene scandita con precisione, le linee narrative si intrecciano in maniera fluida, senza apparire artefatte. E dire che c'era il rischio di sembrare un po' macchinosi, specie con così tanti personaggi. Ovviamente Francesco Falconi non ci risparmia qualche bel massacro sul finire, ma glielo perdono volentieri viste le piacevoli ore di lettura che mi ha fatto trascorrere. Caso eccezionale, andrò nel dettaglio:

PERSONAGGI

Ogni personaggio ha una sua precisa caratterizzazione di base: Alyssa la forte, Dafne la debole, Kaleb il preciso che ha paura a staccarsi dai suoi libri, Ryan l'estroverso e amicone che cerca sempre di agire con cognizione di causa. Inutile dire che andando avanti i personaggi si evolvono, mostrano sfaccettature intuibili forse all'inizio, ma evidenti in particolar modo sul finire: Alyssa la debole, Dafne la forte, Kaleb l'istintivo, Ryan il sensibile. Un ribaltamento dei ruoli se vogliamo, una delle tante cose che hanno in comune i quattro Prodigium. Ma ciò che più mi ha sopreso è stata la caratterizzazione dei comprimari, sebbene siano davvero molti: ho adorato Naeel, maliziosa/psicotica/ambiziosa/egocentrica, il Gran Duca, un debole sottomesso che si sforza di celare la sua mancanza di forza, Sarnésh, il mio preferito, dal passato inimmaginabile e dotato di una verve unica, Arden, perfido nemico di Alyssa prima e amato e fedele compagno poi, i tutori, Hugo soprattutto... la Magistra invece l'ho odiata, senza un motivo particolare. Perché mi andava. Ci terrei a sottolineare, visto che alcuni lo fanno spesso, che ognuno dei quattro ragazzi ha una "voce" diversa; è intuibile quando parla Alyssa, quando parla Dafne o Sarnésh. Una delle tante cose rare che stento a trovare di solito nei romanzi che leggo.

STORIA

64 ragazzi sono stati scelti per entrare a far parte di Theorica, l'istituto più prestigioso di Synapsis. Hanno in comune doti eccezionali, uniche e la volontà di dimostrare qualcosa, di vincere il premio in palio. Dovranno trascorrere sei mesi sull'isola di Eterium, superare le prove e "sconfiggere" i loro avversari. Divisi in gruppi di quattro persone, è così che si intrecciano i destini di Alyssa, che sa muoversi alla velocità della luce e manifestare il potere del fuoco, di Ryan, che sta tramutarsi in qualunque animale, Kaleb, il mago e Dafne, che è in grado di spostare gli oggetti con la forza della mente. Sono nati tutti il primo gennaio, hanno tutti un simbolo sul corpo che credevano una semplice voglia e un destino cui adempiere. Sullo sfondo la Profezia della Laude Elementale, la congrega dei sommersi con i suoi loschi piani, i sepolti Pilastri di Silicio e un burattinaio particolare...

STILE

Finalmente un bel passo avanti. Se tra Estasia1 ed Estasia2 c'erano due passi di distanza, tra Estasia2 e Prodigium c'è un baratro. Francesco Falconi non si perde in inutili descrizioni, che alla lunga potrebbero ammorbare il lettore, ma è diretto, spedito, enfatico, come dicevo prima. A mano a mano che la storia viene vista con gli occhi dei vari personaggi, non si può fare a meno di immedesimarsi, di provare le loro stesse paure, le loro stesse ansie, il loro stesso odio. I loro sogni. Perché di sogni parla Prodigium, di quanto siano difficili da realizzare e di quanto bisogna lottare per afferrarli, nonostante il passato, nonostante le tante difficoltà che sbarrano il cammino.

Ripeto: che dire? Vi consiglio caldamente questo romanzo. Sarebbe un perfetto regalo di natale!

Nota all'Autore: Frà, se mi leggi. Poi mi devi spiegare due cose...  mi sono illuso fino alla fine che venisse svelata una certa cosa e poi alla fine NIENTE. Ti prego, non puoi lasciarmi così!
LucaCP alle 16:51 in: recensioni libri
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martedì, 09 dicembre 2008
"Adhara si risveglia in un prato. Non ricorda come è arrivata in quel luogo, non riesce neppure a ricostruire in quale luogo si trovi, ma soprattutto non ricorda chi è. Muovendosi in un mondo che le è completamente sconosciuto, pian piano scopre di avere una serie di inquietanti capacità, mentre incontra AmhaI, un giovane apprendista Cavaliere di Drago dall'animo tormentato che è pronto ad aiutarla a riscoprire se stessa. Ma sul Mondo Emerso, che da cinquant'anni vive un periodo di pace e prosperità, incombe una nuova, oscura minaccia, proveniente da un passato remoto e dimenticato. Il destino di AmhaI e Adhara e di vecchie e nuove conoscenze si legherà sempre più strettamente alle forze occulte che stanno cercando di trascinare nuovamente."

Bando alle ciance. Chi mi conosce sa che sono imparziale nelle mie recensioni; se un libro è interessante non ho problemi ad ammetterlo, ma se è banale sono impietoso. In questo caso però sono combattuto. In qualche modo sono legato a Licia Troisi; ho letto la sua prima trilogia in uno dei momenti più belli della mia vita e ho divorato le Guerre (a parer mio la serie più accattivante) nel periodo dell'anno che adoro, natale dello scorso anno. Però devo anche essere onesto. Sebbene in linea di massima questo primo romanzo delle "Leggende del Mondo Emerso" mi sia piaciuto, ha molte pecche. Alcune sono dettate da un parere personale, altre francamente oggettive. Prima di tutto la protagonista, e questo è un problema mio, soggettivo: non ha carattere, non ha letteralmente memoria. E' stata una scelta rischiosa non riuscita del tutto, una donna anonima con impulsi contrastanti alla ricerca della sua vera natura. Si discosta enormemente da Dubhe e Nihal, e forse proprio per questo stenta a coinvolgere il lettore. Non si può dire la stessa cosa del comprimario, Amhal, ahimè visto semplicemente in funzione di Adhara (io gli avrei dato molto più spazio!). Amhal per certi versi è interessante, un carattere particolare, per altri un'accozzaglia di cose già viste: lotta con la Furia che è in lui (la Bestia di Dubhe vi dice qualcosa?) e nella sua infanzia ha ucciso un compagno di giochi (l'infanzia di Dubhe vi dice qualcosa?). Per il resto la trama stenta a decollare (come è giusto che sia essendo questo il primo volume di una serie) ma la Troisi è brava a mascherare la cosa. Intreccia molte linee narrative, tanti piccoli episodi che presi singolarmente sarebbero di una noia mortale e li condisce qua e là con elementi misteriosi che tengono viva l'attenzione del lettore (i discorsi sui Risveglianti e sull'uomo in nero di cui evito di dire il nome per evitare spoiler).
La rivelazione sul Marvash non giunge inaspettata, così come la verità sull'origine di Adhara. Sfido chiunque a dire che non si era capito dopo le prime cento pagine. Gli ultimi capitoli sono la parte più bella del romanzo, una Troisi in piena forma e perfettamente a suo agio nel descrivere combattimenti e, soprattutto, stati d'animo. Scelta azzeccata quella di reintrodurre i personaggi del passato, di trasformarli in virtù dello scorrere del tempo, ma ai miei occhi la cosa è apparsa forse un po' troppo grottesca. Capisco che 50 anni si facciano sentire, ma 'questa botta di real life' che raggiunge l'apice con l'infermità di Neor è davvero molto spiazzante. Il realismo entra appunto nel Mondo Emerso, anche se vi era annidato sin dai primi romanzi. Qui si alza finalmente in piedi e rivendica a gran voce la sua esistenza; c'è a chi piace e chi invece tornerebbe volentieri indietro di 50 anni, per rileggere le storie di quella tormentata ladra in lotta con se stessa.

Il mio voto per questo romanzo è indubbiamente positivo. Lo stile è incisivo, la narrazione accattivante, ma la storia decolla troppo in là. Sembrava di leggere il classico 'libro di mezzo delle trilogie', quello in cui non accade quasi nulla di interessante e che prepara al capitolo finale (ben rappresentato dalle 'Due Guerriere'). Speriamo che il seguito esca in fretta!
LucaCP alle 14:21 in: recensioni libri
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