sabato, 21 febbraio 2009
Ragazzi, una bella notizia per tutti. E' finalmente pronto il mio nuovo sito, quindi aggiornate i vostri link (se non ne avete voglia, schiavizzate qualcuno affinché lo faccia!).

IL RISVEGLIO DI LENTH



domenica, 11 gennaio 2009
Ieri sera si è tenuta una rimpatriata di classe. Dopo cinque anni ci siamo ritrovati tutti assieme (o quasi) attorno al tavolo di una pizzeria, complice facebook che nella sua inutilità (ancora non ne comprendo il senso), ha permesso l'incontro. Il tempo si è come cristallizzato, inversione di rotta, back in time. Ed ecco quindi che spuntano i motti del liceo, la rievocazione di quegli anni, in cui l'inconsapevolezza la faceva da padrone. Gli scherzi ai professori, le gite di classe, persino i litigi più feroci, ricordati col sorriso sulle labbra.
Siamo quindi tornati indietro nel tempo, come se cinque anni non fossero mai passati, come se fossimo stati sempre assieme, pronti a tornare a scuola il giorno dopo. Mi sono quasi commosso quando sono venuto a sapere che il mio prof di italiano, l'odiato prof di italiano, è andato in pensione. Ricordo ancora le sue parole quando all'ennesimo 7 al tema mi andai a lamentare da lui, dicendo che meritavo di più; mi disse: tu scrivi bene, ma non ti applichi. L'elaborato risulta superficiale, poco incisivo perché si vede che non ti piaceva l'argomento.
Ci rimasi malissimo.
L'odiai per quello. Col senno di poi devo dire che aveva ragione, mi sono sentito in colpa per averlo sempre trattato male, per non averlo mai apprezzato. Così come mi sento in colpa per aver forse sottovalutato buona metà dei miei compagni di classe. Uscivo sempre con gli stessi, con quelli che sono poi passati da "conoscenti ad amici", e con cui mi vedo ancora. Di nuovo ho sbagliato. Sono stato per mezz'ora a parlare con S. di romanzi e fantasy, scoprendo in lei una lettrice con i miei stessi gusti (anche musicali). In "Gnokka" (ebbene sì, al liceo andavamo per nomignoli... il mio non lo saprete mai!) non c'è solo cinismo e pragmatismo ma anche una bella persona, in Monna non c'è solo superficialità ma empatia, in Burkina AfasA... no, questa è un'altra storia.

Anyway, tornando a casa mi sono ritrovato a pensare "sarebbe bello tornare a quei tempi con la testa di oggi, con le convinzioni di adesso e quel pizzico di ironia che non deve mai mancare". Purtroppo è impossibile, lo so, e ancora una volta sono costretto a dare ragione a tutti quelli che parlavano del liceo come gli "anni migliori", che non si apprezzano vivendoli ma solo col senno di poi.

Parole Sante!
LucaCP alle 16:16 in: memorie, scleri giornalieri
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martedì, 25 novembre 2008
Non ho mai conosciuto i miei nonni. Quello materno è morto che avevo due anni, quello paterno che ne avevo nove. Del primo - per forza di cose - ricordo poco e niente, del secondo solamente qualche immagine confusa: io che scarto una macchinina elettrocomandata e che ci gioco sul pavimento, lui che mi regala una bicicletta e mi insegna ad andarci (manco a dirlo con esiti disastrosi, almeno per le prime volte). Raramente ripenso a loro, come stasera ad esempio.
Era già buio fuori quando sono andato al parco con Lucky. Abbiamo fatto qualche giretto, gli ho lanciato un paio di pigne - che ha puntualmente sotterrato - e ci siamo congelati ben bene. Poi all'improvviso ho sentito un odore dolciastro, flebile, sicuramente qualcuno aveva da poco fumato un sigaro. Da qui l'associazione a mio nonno paterno, associazione che neanche riesco a spiegarmi dal momento che non fumava sigari.
Ho avuto un flash di quand'ero piccolo e mi aiutava a disegnare non so cosa, poi BAM! sparito tutto. Ho alzato lo sguardo al cielo e ne sono rimasto stregato: non era nero come mi aspettavo, ma rosa a causa della luce dei lampioni e bianco per le tante nuvole che lo affollavano. "Aria di neve" è stata la prima cosa che mi son detto, realizzando finalmente l'associazione che prima mi era sfuggita. Ogni anno, quando sta per nevicare, ripenso a mio nonno. Non so perché ma lo associo all'inverno, assieme all'idea di calore familiare, al freddo pungente che amo e odio, le bevande calde sorseggiate leggendo un libro o mentre si è in qualche bar con gli amici.
Probabilmente questa sera non nevicherà, eppure da qualche parte mi è stato sussurrato il contrario...
LucaCP alle 16:58 in: memorie, scleri giornalieri
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venerdì, 31 ottobre 2008
Forse non tutti sanno che Halloween, come tutte le feste commerciali (o commercializzate) ha radici antiche e importanti. Samhain era il nome originale, celebrato dai pagani e dai wiccan più in generale. Nel mio brevissimo periodo wicca (più che periodo una fase) ho imparato ad apprezzare le origini di questa festività, la celebrazione della fine del raccolto, i falò propiziatori etc. Origini contadine dunque che sono andate inevitabilmente perse. Comunque qualche anno fa, poco prima del primo anno delle superiori, festeggiai con gli amici Halloween per la prima volta; andammo a chiedere "dolcetto o scherzetto" solamente alle pasticcerie e ai negozi di dolciumi! Bei ricordi, ci ripenso spesso con nostalgia, anche perché c'erano persone che poi si sono allontanate, per un motivo o per un altro. Si cresce, insomma. Vi lascio quindi con l'indovinello che ci fece una signora, un ricatto per dirla tutta: o rispondevamo esattamente in due minuti o bye bye Tronky's (j'adore!). Io risposi per primo, trangugiando la mia parte in un baleno... immagino di avere finalmente qualcuno da incolpare per i 30 chili in eccesso che sono riuscito a smaltire nell'ultimo anno!

Voilà:

Col battere in musica e della nave àncora va a pennello.
Orsù dimmi, come rispondi a questo indovinello?


Risposta: L****E

Buon Halloween a tutti e buon capodanno ai Wiccan!


LucaCP alle 17:43 in: memorie, esoterismo
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lunedì, 07 luglio 2008
E' strano come alle volte basti poco per rievocare ricordi dimenticati. La lama di luce che trapela dalla piccola finestra e che taglia in due il salotto. Le sei sedie ordinate con cura davanti al piccolo televisore, lo spuntino pronto sul tavolinetto di legno. E' una mattina di circa 12 anni fa, una mattina estiva nel paese di mia madre. Ricordo che all'epoca l'estate era la mia stagione preferita, perché potevo tornare "sui monti", ritrovare  i parenti e i miei compagni di gioco. Ma quel particolare giorno d'estate è stato importante per me. Aspettavamo tutti con ansia che iniziasse "La Signora in Giallo", tanti piccoli detective che facevano a gara per indovinare l'assassino e ricostruire quello che era accaduto. Piccoli detective senza pensieri. Io partecipavo svogliatamente a quel gioco, lo ammetto, anche perché mi annoiavo a vedere "La Signora in Giallo". Roba da vecchi, come dicevo.
E poi giunse la folgorazione. Jessica Fletcher era una scrittrice. Io sinceramente non lo avevo mai saputo, se ne parlava così poco nelle puntate. E da allora il telefilm divenne un appuntamento fisso, tutti gli amici e cugini e parenti che si davano appuntamento alle 12,30 davanti al piccolo televisore. Divertenti i rituali vodoo che facevamo per far sì che l'immagine fosse nitida... dannata antenna! Ancora oggi mi viene il nervoso se ci ripenso.
Anyway, avevo quasi 11 anni quando presi la macchina da scrivere di mio padre. Era così grande, pesante e misteriosa che dovetti chiedere a mia madre di inserire i fogli e di insegnarmi come fare. E così, dito dopo dito, ad una lentezza allucinante, buttai giù il mio primo "romanzo". Romanzo. Più che altro un racconto, cinque pagine al massimo. Però le bozze, la prima stesura che scrissi a mano, erano circa 20 fogli. La mia orribile calligrafia, due lettere bastavano a riempire il foglio!
Una mattina andai all'ufficio di mamma e chiesi di usare il suo computer, l'ennesima macchina grande, misteriosa ed oscura che credevo inutile se non per disegnare e giocare. E difatti la usai per disegnare la copertina del mio "capolavoro" (lol), una via di mezzo tra un horror (di quelli alla R.L. Stine) e un giallo. Tutta nera, con il sangue (rigorosamente verde) che colava dall'alto e una scritta rossa al centro:

OMICIDIO ALLO SPECCHIO

Ora immaginate il mio trauma quando scroprii che Agatha Christie mi aveva copiato il titolo! Per fortuna lo venni a sapere tardi, quando avevo persino dimenticato di aver scritto qualcosa. Poi, circa 4 anni fa, trovai nello sgabuzzino un pacco con sopra il mio nome. Dentro c'erano vecchi giocattoli , qualche disegno scarabocchiato sui quaderni delle medie (l'altra mia grande passione, il disegno) e il racconto scritto a macchina, spillato assieme alla "brutta copia". Rileggendolo mi venne da ridere, non tanto per le somiglianze con "La signora in giallo" quanto per la trama veramente stupidissima (matrimoni, tradimenti, omicidi passionali, la fiera dei luoghi comuni).
Beh, 4 anni fa ho ripreso in mano la penna e ho cominciato a scrivere. La storia mi ronzava in testa da anni, lo ammetto, ma non avrei mai pensato alla scrittura come mezzo di espressione.
Tutto questo mi è tornato in mente oggi. Facevo zapping e mi sono imbattuto nella cara, vecchia, Jessica Fletcher. Per un attimo mi è parso di vedere, seduti accanto a me, i compagni di merenda di 11 anni fa...
LucaCP alle 18:10 in: memorie
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