mercoledì, 21 gennaio 2009
Eh, io lo sapevo che questa giornata sarebbe stata "ricca ricca ricchissima" di avvenimenti. Neanche poi tanti a dirla tutta, ma superiori alla media. In mattinata dovevo andare in facoltà per consegnare la mia tesina di "Culture e Pratiche del Teatro". Una bella tesina ad essere onesti, e se lo dico io che tendo sempre a buttarmi giù... il prof ci ha dato piena libertà, potevamo persino riassumere uno dei libri in programma. Io, come al solito, ho scelto la via più complicata. "Etichette: necessarie o superflue?" è il nome del mio elaborato. L'introduzione è questa:
"Al giorno d’oggi sembra ci sia un gran bisogno di dare un’etichetta ad ogni cosa, una necessità quasi vitale che coinvolge i più svariati ambiti: teatro, musica, cinema, letteratura, ogni forma d’arte.
Quella che sembrava una mera comodità dei critici per descrivere qualcosa senza perdersi in “inutili chiacchiere” è diventata un’usanza più o meno condivisa, uno schema che in molti perpetuano senza comprenderne realmente il senso.
Ma cosa accade quando qualcosa o qualcuno rifugge dagli schemi? Come si può etichettare, inquadrare in una sola parola una personalità “pesante” come Eleonora Duse? Una personalità scomoda se vogliamo, almeno per chi ama etichettare; una donna che si è sempre sottratta alle comuni definizioni, preferendo la libertà all’imposizione, l’espressione alla direzione. La direzione di un regista ad esempio, o anche solo delle istituzioni vigenti.
Norme che non si è fatta scrupoli ad infrangere, modi di fare da sempre appartenuti al teatro a cui lei non si è mai del tutto abituata e che non si è fatta scrupoli ad allontanare."
Ebbene sì, vado fiero di questa introduzione (forse neanche troppo originale, ma che comunque piaciucchia). Vado fiero soprattutto del paragrafo sulle "Maschere":
"Una. Due. Tre. Quattro. Erano molte le maschere di cui gli attori disponevano, maschere che erano soliti indossare anche nella vita di tutti i giorni. Quelle di scena non erano che orpelli di cui potevano fare a meno, svago per il pubblico.
Niente di più.
Dietro il più semplice dei sorrisi poteva celarsi molto altro, dietro una risata potevano annidarsi sentimenti che nessuno avrebbe mai intuito.
Maschere, appunto, che gli attori portavano sempre sollevate e che rapidi calavano sul viso quando si alzava il sipario, quando era richiesto loro di recitare. Ma la loro abilità stava nel non farlo intuire, nel soggiogare lo spettatore, nel guidarlo. Burattinai della folla, architetti dell’Arte, di cui pochi poterono comprendere l’essenza.
La stessa Eleonora Duse rimane in parte un mistero, molte delle sue decisioni inspiegabili."
Dicevo... ah sì! Stavo andando in facoltà per consegnare la mia superba tesina quando rischio di morire. Per inciso, pioveva a dirotto. L'acciottolato malefico, viscido e bastardo, mi ha fatto scivolare e cadere a terra. Una sola volta. Ho scampato la seconda appoggiandomi al muro, con somma gioia degli escrementi di piccione.
Anyway, consegno la tesina, torno a casa, porto Lucky al volo fuori (pozzanghere, terriccio, inferno) mangio di corsa, preparo la tesina di "Filosofia della Mente" ed esco. Incontro F, caffettino e andiamo allo studio di zio Gozzy (il prof).
Ora. Alla tesina mi aveva già assegnato 26, ma io l'ho corretta lo stesso perché mi andava. Mi ha fatto la mia bella domanda orale, a cui ovviamente non ho risposto (sviando l'argomento... e non se ne è accorto!), e mi ha "chapato" 28! 28 capite? Ad un esame che valeva sì e no 18. Sensi di colpa chi, io? Non sia mai!
PS: Mentre tornavo a caso ho rischiato ancora di cadere, ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta (cit.).
"Al giorno d’oggi sembra ci sia un gran bisogno di dare un’etichetta ad ogni cosa, una necessità quasi vitale che coinvolge i più svariati ambiti: teatro, musica, cinema, letteratura, ogni forma d’arte.
Quella che sembrava una mera comodità dei critici per descrivere qualcosa senza perdersi in “inutili chiacchiere” è diventata un’usanza più o meno condivisa, uno schema che in molti perpetuano senza comprenderne realmente il senso.
Ma cosa accade quando qualcosa o qualcuno rifugge dagli schemi? Come si può etichettare, inquadrare in una sola parola una personalità “pesante” come Eleonora Duse? Una personalità scomoda se vogliamo, almeno per chi ama etichettare; una donna che si è sempre sottratta alle comuni definizioni, preferendo la libertà all’imposizione, l’espressione alla direzione. La direzione di un regista ad esempio, o anche solo delle istituzioni vigenti.
Norme che non si è fatta scrupoli ad infrangere, modi di fare da sempre appartenuti al teatro a cui lei non si è mai del tutto abituata e che non si è fatta scrupoli ad allontanare."
Ebbene sì, vado fiero di questa introduzione (forse neanche troppo originale, ma che comunque piaciucchia). Vado fiero soprattutto del paragrafo sulle "Maschere":
"Una. Due. Tre. Quattro. Erano molte le maschere di cui gli attori disponevano, maschere che erano soliti indossare anche nella vita di tutti i giorni. Quelle di scena non erano che orpelli di cui potevano fare a meno, svago per il pubblico.
Niente di più.
Dietro il più semplice dei sorrisi poteva celarsi molto altro, dietro una risata potevano annidarsi sentimenti che nessuno avrebbe mai intuito.
Maschere, appunto, che gli attori portavano sempre sollevate e che rapidi calavano sul viso quando si alzava il sipario, quando era richiesto loro di recitare. Ma la loro abilità stava nel non farlo intuire, nel soggiogare lo spettatore, nel guidarlo. Burattinai della folla, architetti dell’Arte, di cui pochi poterono comprendere l’essenza.
La stessa Eleonora Duse rimane in parte un mistero, molte delle sue decisioni inspiegabili."
Dicevo... ah sì! Stavo andando in facoltà per consegnare la mia superba tesina quando rischio di morire. Per inciso, pioveva a dirotto. L'acciottolato malefico, viscido e bastardo, mi ha fatto scivolare e cadere a terra. Una sola volta. Ho scampato la seconda appoggiandomi al muro, con somma gioia degli escrementi di piccione.
Anyway, consegno la tesina, torno a casa, porto Lucky al volo fuori (pozzanghere, terriccio, inferno) mangio di corsa, preparo la tesina di "Filosofia della Mente" ed esco. Incontro F, caffettino e andiamo allo studio di zio Gozzy (il prof).
Ora. Alla tesina mi aveva già assegnato 26, ma io l'ho corretta lo stesso perché mi andava. Mi ha fatto la mia bella domanda orale, a cui ovviamente non ho risposto (sviando l'argomento... e non se ne è accorto!), e mi ha "chapato" 28! 28 capite? Ad un esame che valeva sì e no 18. Sensi di colpa chi, io? Non sia mai!
PS: Mentre tornavo a caso ho rischiato ancora di cadere, ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta (cit.).


















