martedì, 30 dicembre 2008
"I thought it was useless to say goodbye
I thought it was better to say a lie
To spare the feelings, no matter why
it's up to you, don't change it twice"
I thought it was better to say a lie
To spare the feelings, no matter why
it's up to you, don't change it twice"
Era da tanto che non scrivevo canzoni. Parecchi mesi a dire il vero. In qualche modo sentivo che quella voglia appartenesse al "vecchio me" e non al "nuovo me" che si costruisce giorno dopo giorno. Inutile dire che mi sbagliavo. Sbagliavo perché quella porta era una delle tante non ancora chiuse, sbagliavo perché pur avendo in mano la chiave avevo paura di andare avanti.
E' questo il solo e unico mio proposito per l'anno nuovo; lo scorso anno mi sono impegnato per ridefinire me stesso, fisicamente e caratterialmente, per cercare di essere quello che ho sempre voluto essere... un lavoro ancora in corso che spero non terminerò mai. Invece quest'anno, come dicevo, il mio proposito è diverso: completare ciò che ho iniziato, riprendere quello che ho lasciato - sbagliando - per strada. Perché ho capito quali sono le cose importanti e cosa si può invece gettare dalla finestra. Basta tremila pilastri inutili, ne servono pochi ma saldi. Ora la mia casa è una baracca, ma chissà... forse tra un anno esatto sarà diventata un bell'attico a New York!
A poche ore dal nuovo anno,
E' questo il solo e unico mio proposito per l'anno nuovo; lo scorso anno mi sono impegnato per ridefinire me stesso, fisicamente e caratterialmente, per cercare di essere quello che ho sempre voluto essere... un lavoro ancora in corso che spero non terminerò mai. Invece quest'anno, come dicevo, il mio proposito è diverso: completare ciò che ho iniziato, riprendere quello che ho lasciato - sbagliando - per strada. Perché ho capito quali sono le cose importanti e cosa si può invece gettare dalla finestra. Basta tremila pilastri inutili, ne servono pochi ma saldi. Ora la mia casa è una baracca, ma chissà... forse tra un anno esatto sarà diventata un bell'attico a New York!
A poche ore dal nuovo anno,
AUGURI A TUTTI.
martedì, 23 dicembre 2008
BUON NATALE
domenica, 21 dicembre 2008
Che dire? Credo sia inutile sottolineare il fatto che questo romanzo mi sia piaciuto, e molto anche, non solo perché rispetta quelli che sono i miei gusti personali, ma anche perché rientra a pieno titolo nell'urban fantasy, sottogenere fantastico che apprezzo particolarmente. Le vicende dei quattro protagonisti, Alyssa, Dafne, Ryan e Kaleb, hanno come sfondo una metropoli, Synapsis, un'isola, Eterium e un istituto, Theorica. Si nota come sempre la cura dello scrittore per l'ambientazione, studiata in ogni singolo dettaglio, funzionale non solo a far procedere la storia, ma anche a coinvolgere il lettore (in particolar modo quello meno avvezzo al genere). Sì, perché questo romanzo non ha niente a che vedere con la precedente saga di Francesco Falconi, Estasia; non parlo semplicemente del diverso target di riferimento (Prodigium è indirizzato ad adulti e ragazzi, youngadults se proprio vogliamo essere metropolitan) ma principalmente dello stile. Asciutto, privo di orpelli, diretto, cadenzato ma soprattutto enfatico. L'azione viene scandita con precisione, le linee narrative si intrecciano in maniera fluida, senza apparire artefatte. E dire che c'era il rischio di sembrare un po' macchinosi, specie con così tanti personaggi. Ovviamente Francesco Falconi non ci risparmia qualche bel massacro sul finire, ma glielo perdono volentieri viste le piacevoli ore di lettura che mi ha fatto trascorrere. Caso eccezionale, andrò nel dettaglio:
PERSONAGGI
Ogni personaggio ha una sua precisa caratterizzazione di base: Alyssa la forte, Dafne la debole, Kaleb il preciso che ha paura a staccarsi dai suoi libri, Ryan l'estroverso e amicone che cerca sempre di agire con cognizione di causa. Inutile dire che andando avanti i personaggi si evolvono, mostrano sfaccettature intuibili forse all'inizio, ma evidenti in particolar modo sul finire: Alyssa la debole, Dafne la forte, Kaleb l'istintivo, Ryan il sensibile. Un ribaltamento dei ruoli se vogliamo, una delle tante cose che hanno in comune i quattro Prodigium. Ma ciò che più mi ha sopreso è stata la caratterizzazione dei comprimari, sebbene siano davvero molti: ho adorato Naeel, maliziosa/psicotica/ambiziosa/egocentrica, il Gran Duca, un debole sottomesso che si sforza di celare la sua mancanza di forza, Sarnésh, il mio preferito, dal passato inimmaginabile e dotato di una verve unica, Arden, perfido nemico di Alyssa prima e amato e fedele compagno poi, i tutori, Hugo soprattutto... la Magistra invece l'ho odiata, senza un motivo particolare. Perché mi andava. Ci terrei a sottolineare, visto che alcuni lo fanno spesso, che ognuno dei quattro ragazzi ha una "voce" diversa; è intuibile quando parla Alyssa, quando parla Dafne o Sarnésh. Una delle tante cose rare che stento a trovare di solito nei romanzi che leggo.
STORIA
64 ragazzi sono stati scelti per entrare a far parte di Theorica, l'istituto più prestigioso di Synapsis. Hanno in comune doti eccezionali, uniche e la volontà di dimostrare qualcosa, di vincere il premio in palio. Dovranno trascorrere sei mesi sull'isola di Eterium, superare le prove e "sconfiggere" i loro avversari. Divisi in gruppi di quattro persone, è così che si intrecciano i destini di Alyssa, che sa muoversi alla velocità della luce e manifestare il potere del fuoco, di Ryan, che sta tramutarsi in qualunque animale, Kaleb, il mago e Dafne, che è in grado di spostare gli oggetti con la forza della mente. Sono nati tutti il primo gennaio, hanno tutti un simbolo sul corpo che credevano una semplice voglia e un destino cui adempiere. Sullo sfondo la Profezia della Laude Elementale, la congrega dei sommersi con i suoi loschi piani, i sepolti Pilastri di Silicio e un burattinaio particolare...
STILE
Finalmente un bel passo avanti. Se tra Estasia1 ed Estasia2 c'erano due passi di distanza, tra Estasia2 e Prodigium c'è un baratro. Francesco Falconi non si perde in inutili descrizioni, che alla lunga potrebbero ammorbare il lettore, ma è diretto, spedito, enfatico, come dicevo prima. A mano a mano che la storia viene vista con gli occhi dei vari personaggi, non si può fare a meno di immedesimarsi, di provare le loro stesse paure, le loro stesse ansie, il loro stesso odio. I loro sogni. Perché di sogni parla Prodigium, di quanto siano difficili da realizzare e di quanto bisogna lottare per afferrarli, nonostante il passato, nonostante le tante difficoltà che sbarrano il cammino.
Ripeto: che dire? Vi consiglio caldamente questo romanzo. Sarebbe un perfetto regalo di natale!
Nota all'Autore: Frà, se mi leggi. Poi mi devi spiegare due cose... mi sono illuso fino alla fine che venisse svelata una certa cosa e poi alla fine NIENTE. Ti prego, non puoi lasciarmi così!
mercoledì, 17 dicembre 2008
Il passato è fatto di porte. Aperte, chiuse, socchiuse, sempre di porte si parla. Il corridoio che le costeggia è lungo e insidioso, basta niente per scivolare, cadere, farsi male. Gridare è inutile, in quel corridoio nessuno può sentirti, nessuno si accorge di te. Né tu di loro. Allora inizi ad avventurarti tra le varie porte. La maggiorparte di esse sono aperte. Indugi sulla soglia e ti sorprendi a sorridere o a piangere. Guardi ciò che la stanza ha da offrire, delusione, tristezza, appagamento, rassegnazione. Eppure non provi l'impulso di chiudere la porta, perché sai che è giusto così. Alcune porte sono fatte per restare aperte, non importa quanto grande sia l'incubo che contengono. Poche poi riservano sorprese inaspettate, frammenti del passato che credevi perduti: tu da bambino che giochi, tu da bambino che stringi amicizia per la prima volta, che t'innamori, che provi qualcosa al di là del semplice contatto fisico. Allora brami quella fusione, fai un passo oltre la soglia e speri che la stanza ti venga incontro, che si fonda con te e ti aiuti a raggiungere la completezza.
Ma questo non accade mai.
Le soglie non debbono essere varcate, confini invisibili che separano i ricordi. Ti accorgi che se provassi anche solo per un istante ad avventurarti in quei mondi sconosciuti e conosciuti al contempo, qualcosa in te si potrebbe rompere. Irrimediabilmente. Vivresti nell'illusione, non distingueresti più le barriere che a fatica hai innalzato, le linee tracciate col tuo stesso sangue, con le tue stesse lacrime. Con forza.
Sono però le porte chiuse quelle che ti spaventano. Sono quelle che eviti, che non vorresti mai aprire, a prescindere da quanto grande sia la tentazione. Fissi la dannata maniglia, ti chiedi dove stai sbagliando, se ci sia davvero qualcosa di insano in te che ricerchi il dolore. La porta vibra, il legno si intacca, il metallo si accende e ti brucia gli occhi. E allora che fai? Stringi i pugni, un profondo respiro e fai un passo indietro.
E ricordi così la fatica che hai fatto per chiudere quelle porte la prima volta, i continui ripensamenti, le continue delusioni. Quanto a lungo dovrai ancora bruciarti prima di capire? Sei così idiota da aver perso perfino l'istinto di conservazione?
Sono i sentimenti a fregarti. Quei sentimenti con cui hai plasmato corridoio e porte, quei sentimenti che ti rendono vivo, che ti fanno stare bene con te stesso nonostante le avversità. Non puoi contare le porte chiuse, è assolutamente inutile. Ce ne saranno sempre altre da serrare, catene con cui sigillare ciò che contengono.
Ora, dinanzi ai tuoi occhi, ecco che prende forma l'ennesima porta.
martedì, 16 dicembre 2008
C'è qualcosa di malato nel cercare ogni giorno su ebay "Anne Rice", alla scoperta di romanzi che potrebbero essermi sfuggiti. Qualcosa di molto malato.
Nel frattempo ho rivalutato il parentame. Ben due zie mi hanno dato carta bianca per i regali e io ovviamente le ho indirizzate in libreria... si prospettano tante belle letture per il nuovo anno. E senza spendere un euro, cosa che mi fa gongolare a dir poco.
In serata inizierò la lettura di "Prodigium". Da vicino la copertina mette i brividi per quanto è ben curata, ho anche notato dettagli che mi erano sfuggiti. Tra l'altro la trama sembra accattivante... mmm staremo a vedere, anche se ho una buona sensazione.
PS= Ecco i libri "vergini" che ogni mattina mi fanno "ciao ciao" dalla libreria:
Nessun Dove
I Guardiani del Crepuscolo
Gli Ultimi Guardiani
A pensarci bene quel "Ciao Ciao" suona come una minaccia... o forse sono io che sto impazzendo.
Nel frattempo ho rivalutato il parentame. Ben due zie mi hanno dato carta bianca per i regali e io ovviamente le ho indirizzate in libreria... si prospettano tante belle letture per il nuovo anno. E senza spendere un euro, cosa che mi fa gongolare a dir poco.
In serata inizierò la lettura di "Prodigium". Da vicino la copertina mette i brividi per quanto è ben curata, ho anche notato dettagli che mi erano sfuggiti. Tra l'altro la trama sembra accattivante... mmm staremo a vedere, anche se ho una buona sensazione.
PS= Ecco i libri "vergini" che ogni mattina mi fanno "ciao ciao" dalla libreria:
Nessun Dove
I Guardiani del Crepuscolo
Gli Ultimi Guardiani
A pensarci bene quel "Ciao Ciao" suona come una minaccia... o forse sono io che sto impazzendo.
LucaCP alle 14:50 in: fantasy, anne rice, scleri giornalieri
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lunedì, 15 dicembre 2008
La foto che vedete è stata scattata nel parco in cui porto di solito Lucky a passeggio, la parte più bassa per intenderci, quella in cui i turisti spesso si perdono, fitta di alberi e di una vegetazione selvaggia, lasciata a se stessa.
Cosa è accaduto? Una ragazza di 29 anni si è tolta la vita, impiccandosi. Ieri tra l'altro c'era una nebbia così fitta che il corpo della giovane è rimasto coperto per ore prima che qualcuno se ne accorgesse, due passanti per la precisione.
E' stato ritrovato anche un biglietto, in cui la vittima chiede perdono ai suoi genitori. Sono due le cose strane. La prima è che a L'Aquila raramente capitano cose di questo genere. E' una cittadina che ricorda vagamente Stars Hollow, in cui tutti sanno tutto, dove la privacy non esiste e il pettegolezzo regna sovrano. Ma ha anche i suoi pregi, gente disposta ad aiutare, un buon vicinato, e facce solidali che si fanno in quattro per gli altri. Ci sono poi le mele marce, ma non è di loro che voglio parlare oggi. La seconda cosa strana, come dicevo, è che la ragazza nel suo ultimo biglietto chiede perdono.
Io ho sempre visto il suicidio come un atto di puro egoismo, non di rado volto a far soffrire volutamente gli altri. Chi non ha mai pensato, anche solo una frazione di secondo, vorrei colpire X togliendomi la vita, poter assistere al loro dolore. Io sì, salvo poi tornare lucido e darmi dell'idiota. Ma questa ragazza negli ultimi istanti della sua vita non ha odiato nessuno, ad eccezione di se stessa. Si è tolta la vita, ma ha pensato sino alla fine a rassicurare i genitori. Magra consolazione direte voi, però è indicativo. Ora in città circolano le più svariate ipotesi; c'è chi dice che era stata tradita, chi dice che aveva problemi di droga, chi che era una sociopatica. Io invece vedo solamente una ragazza infelice, che si è messa a nudo col gesto più estremo che possa esistere. Poi non la conoscevo, al 50% posso sbagliarmi, eppure la penso così.
giovedì, 11 dicembre 2008
Chi non le ha mai dette? Chi non se le è mai sentite dire? Io appartengo alla categoria di coloro che ridono quando le frasi di circostanza vengono sciorinate a destra e a manca, ma che ci rimangono male quando le subiscono. Ognuno di noi ha un passato alle spalle, un passato che può o meno aver superato. Immaginate quindi di conoscere qualcuno, di condividere con questo qualcuno parte della vostra vita. Ora, sicuramente tale X, davanti a voi, avrà spesso detto ad estranei frasi del tipo "E' da tanto che non ci vediamo, non sai che...", frasi di circostanza appunto, meri tentativi di imbastire una conversazione. O più semplicemente di levarsi dall'imbarazzo.
Cosa succede quindi quando si interrompono i rapporti con questa/e persona/e? Ecco che si subiscono le frasi di circostanza. Si maschera il disagio e ci si rende conto che nulla è come prima. L'ennesimo fiore su una salma che è già bella che sotterrata. Ne siamo consapevoli ma in cuor nostro ci illudiamo che le cose possano cambiare. Quando poi nulla cambia, dovremmo essere felici, avere una conferma che ci metta col cuore in pace...
Ma la frase di circostanza ferisce lo stesso come una lama, penetra nella carne e ci fa chiedere: "Chissà come si sono sentiti gli altri prima di me?". Sì, perché non siamo di certo i primi a constatare l'imbarazzo e neppure gli ultimi!
Cosa succede quindi quando si interrompono i rapporti con questa/e persona/e? Ecco che si subiscono le frasi di circostanza. Si maschera il disagio e ci si rende conto che nulla è come prima. L'ennesimo fiore su una salma che è già bella che sotterrata. Ne siamo consapevoli ma in cuor nostro ci illudiamo che le cose possano cambiare. Quando poi nulla cambia, dovremmo essere felici, avere una conferma che ci metta col cuore in pace...
Ma la frase di circostanza ferisce lo stesso come una lama, penetra nella carne e ci fa chiedere: "Chissà come si sono sentiti gli altri prima di me?". Sì, perché non siamo di certo i primi a constatare l'imbarazzo e neppure gli ultimi!

















