venerdì, 28 novembre 2008
Sarà che sono stanco, sarà che ho mal di gola, sarà che ho il terrore che mi venga la febbre, sarà che ho odiato ogni pagina di Nicolas Eymerich, ma ho iniziato a fare una strana riflessione. Avete mai notato quanto siano simili i libri e i telefilm? Seguono leggi per certi versi differenti ma al contempo uguali. Entrambi i generi sono legati alla recezione di un pubblico e la loro pubblicazione o messa in onda vi è strettamente correlata. Ma prendiamo ad esempio il genere fantasy, che è poi quello che conosco meglio.Quando si pensa al fantasy si pensa alle trilogie:
Primo Volume: Introduttivo
Secondo Volume: Sviluppa parte della storia
Terzo Volume: Risoluzione
Sono stato assai schematico, ma grosso modo è quello che accade. Le linee narrative principali vengono tracciate nel primo romanzo, portate avanti nel secondo (magari con l'introduzione di sottotrame) e trovano epilogo nel terzo. Semplice, no? Ma vediamo cosa accade nelle serietv:
Puntata Pilota: Introduttiva
Puntate Successive: Sviluppano la Storia
Finale di Stagione: Alcune linee narrative trovano soluzione, ne vengono introdotte di nuove
Sono simili, non trovate? Una buona trilogia fantasy deve essere coerente, deve dare lentamente al lettore gli strumenti per arrivare alla soluzione finale, senza Deus Ex Machina che piovono dal cielo. Se parlo di magia devo contestualizzarla, se introduco il protagonista devo renderlo complesso di modo che tutti possano notare la sua evoluzione, la sua crescita (mentale e/o fisica).
Nelle serietv accade la stessa cosa. La puntata pilota fa delle premesse, che verranno poi sviluppate nei successivi episodi. Alcuni registi più avveduti (qualcuno ha nominato Joss Whedon!?) fanno però di meglio: sin dalla puntata 0 danno allo spettatore la soluzione dell'enigma, mascherandola ovviamente. In "Buffy" ad esempio ogni stagione ha un suo percorso individuale, ma le linee narrative orizzontali si intrecciano con quelle delle altre stagioni. Nella Series Finale ogni cosa trova il suo epilogo, ogni personaggio termina il suo cammino: Willow che da nerd diventa una donna forte oltre che una strega potente, Buffy che da teenager spensierata finisce con l'accettare le sue responsabilità e il suo destino e via dicendo.
Quanto possono piacere trilogie in cui l'autore si contraddice? Quanto possono piacere saghe fantasy che tirano per lunghe una storia che fa acqua da tutte le parti e che potrebbe riassumersi in 300 pagine? E quanto audience ha una serietv che si porta avanti senza una meta precisa, ponendosi di volta in volta dei goal differenti senza consequenzialità? Vi ho fatto delle domande, ora datevi delle risposte! (Mi sento molto Marzullo oggi, devo ammetterlo).
giovedì, 27 novembre 2008
Oggi avevo intenzione di rivedere la lista dei libri da ordinare su ibs. Mentre inserivo le parole-chiave mi sono accorto che molti sconti erano svaniti nel nulla. Mi riferisco ai romanzi di Chiara Palazzolo che fino ad un paio di giorni fa erano scontati del 20%. Inutile dire che ci sono rimasto malissimo, anche perché Dihar mi aveva incuriosito parecchio. Ho quindi ripiegato sulla cara, vecchia libreria di fiducia. Speriamo che il tutto arrivi la settimana prossima, le ultime letture in cui mi sono imbattuto non sono state granché...
Ecco la -breve- lista:
Prodigium - Francesco Falconi
Una Lingua sul Cuore - Carlotta de Melas
E non appena riuscirò a raccogliere qualche "dindino" correrò ad ordinare "La Rocca dei Silenzi - Andrea D'Angelo" e la trilogia della Palazzolo. Sono anche tentato di comprare "I Guardiani del Crepuscolo" e "Gli Ultimi Guardiani", ma avendo letto i primi due della saga in edizione economica vorrei continuare con lo stesso formato. Qualcuno di voi conosce la data di uscita dei "Guardiani del Crepuscolo" in economica?
Ecco la -breve- lista:
Prodigium - Francesco Falconi
Una Lingua sul Cuore - Carlotta de Melas
E non appena riuscirò a raccogliere qualche "dindino" correrò ad ordinare "La Rocca dei Silenzi - Andrea D'Angelo" e la trilogia della Palazzolo. Sono anche tentato di comprare "I Guardiani del Crepuscolo" e "Gli Ultimi Guardiani", ma avendo letto i primi due della saga in edizione economica vorrei continuare con lo stesso formato. Qualcuno di voi conosce la data di uscita dei "Guardiani del Crepuscolo" in economica?
martedì, 25 novembre 2008
Non ho mai conosciuto i miei nonni. Quello materno è morto che avevo due anni, quello paterno che ne avevo nove. Del primo - per forza di cose - ricordo poco e niente, del secondo solamente qualche immagine confusa: io che scarto una macchinina elettrocomandata e che ci gioco sul pavimento, lui che mi regala una bicicletta e mi insegna ad andarci (manco a dirlo con esiti disastrosi, almeno per le prime volte). Raramente ripenso a loro, come stasera ad esempio.
Era già buio fuori quando sono andato al parco con Lucky. Abbiamo fatto qualche giretto, gli ho lanciato un paio di pigne - che ha puntualmente sotterrato - e ci siamo congelati ben bene. Poi all'improvviso ho sentito un odore dolciastro, flebile, sicuramente qualcuno aveva da poco fumato un sigaro. Da qui l'associazione a mio nonno paterno, associazione che neanche riesco a spiegarmi dal momento che non fumava sigari.
Ho avuto un flash di quand'ero piccolo e mi aiutava a disegnare non so cosa, poi BAM! sparito tutto. Ho alzato lo sguardo al cielo e ne sono rimasto stregato: non era nero come mi aspettavo, ma rosa a causa della luce dei lampioni e bianco per le tante nuvole che lo affollavano. "Aria di neve" è stata la prima cosa che mi son detto, realizzando finalmente l'associazione che prima mi era sfuggita. Ogni anno, quando sta per nevicare, ripenso a mio nonno. Non so perché ma lo associo all'inverno, assieme all'idea di calore familiare, al freddo pungente che amo e odio, le bevande calde sorseggiate leggendo un libro o mentre si è in qualche bar con gli amici.
Probabilmente questa sera non nevicherà, eppure da qualche parte mi è stato sussurrato il contrario...
Era già buio fuori quando sono andato al parco con Lucky. Abbiamo fatto qualche giretto, gli ho lanciato un paio di pigne - che ha puntualmente sotterrato - e ci siamo congelati ben bene. Poi all'improvviso ho sentito un odore dolciastro, flebile, sicuramente qualcuno aveva da poco fumato un sigaro. Da qui l'associazione a mio nonno paterno, associazione che neanche riesco a spiegarmi dal momento che non fumava sigari.
Ho avuto un flash di quand'ero piccolo e mi aiutava a disegnare non so cosa, poi BAM! sparito tutto. Ho alzato lo sguardo al cielo e ne sono rimasto stregato: non era nero come mi aspettavo, ma rosa a causa della luce dei lampioni e bianco per le tante nuvole che lo affollavano. "Aria di neve" è stata la prima cosa che mi son detto, realizzando finalmente l'associazione che prima mi era sfuggita. Ogni anno, quando sta per nevicare, ripenso a mio nonno. Non so perché ma lo associo all'inverno, assieme all'idea di calore familiare, al freddo pungente che amo e odio, le bevande calde sorseggiate leggendo un libro o mentre si è in qualche bar con gli amici.
Probabilmente questa sera non nevicherà, eppure da qualche parte mi è stato sussurrato il contrario...
domenica, 23 novembre 2008
Sono andato a vederlo proprio oggi, allo spettacolo delle 18. Speravo di evitare la folla di bambini urlanti ma ahimè non ho avuto fortuna. Per tutta la proiezione ci sono state urla, risate, grida, cosa che sopporto solamente nei film comici - che difatti preferisco vedere con gli amici a casa e non al cinema-.Detto questo, il film mi è piaciuto. Non mi aspettavo di meglio, anche a causa del basso budget (solo 30 milioni di dollari). Rispetto a produzioni come "Quantum of Solace" questo film avrebbe dovuto come minimo sfigurare ed invece ci dimostra come si può far valere anche un solo dollaro. Sfruttato sino all'inverosimile, effetti speciali che se visti con occhio critico sembrano imbarazzanti, qui appaiono "piacevolmente minimalisti". Nessuna ostentazione dunque, di alcun genere. La sceneggiatura ricalca fedelmente le pagine del romanzo della Meyer (che appare anche in una scena! Ingrassata però...), da sottolineare la funzionalità della voce narrante di Bella, che fa immergere subito lo spettatore nel suo mondo, nel suo punto di vista.
Ma è la fotografia ad essere al di sopra della media. I paesaggi sono cupi al punto giusto, le foreste e La Push identiche a come le avevo immaginate leggendo i romanzi. Il vero problema sono gli attori. Se Alice, Jasper e Bella possono passare, non riesco proprio a mandar giù Carlisle (brutta copia di Tom Cruise?) ed Emmet. Anche Edward ad esser sinceri, ma col tempo ci si abitua alla sua mascellona e allo sguardo - diciamocelo - a volte da ebete. Fortunatamente il film si concentra molto di più su Bella e sull'atmosfera, quindi nulla da dire. Sono rimasto quindi colpito positivamente e mi aspetto un seguito ancora più accattivante; a chi non è piaciuta la scena finale con Victoria che scende le scale bramando vendetta?
Peccato che "New Moon" sia secondo me il romanzo più debole della saga, "Eclipse", come seconda pellicola, avrebbe coinvolto sicuramente un pubblico maggiore, anche per la diversità e vastità dei temi trattati. La relazione Bella/Edward col tempo va via via sfumando, la si da per scontata, a vantaggio dell'elemento sovrannaturale, con tutti ciò che comporta. Aspetto con ansia di vedere i Volturi e le location italiane, chissà...
Voto: 7
sabato, 22 novembre 2008
giovedì, 20 novembre 2008
Ho provato una strana sensazione leggendo questo libro. Sarà che sono stato lontano dal fantasy "puro" per molto tempo, grazie alla lunga parentesi urban fantasy, ma mi sono sentito davvero spiazzato. Ho storto il naso più volte e solamente a metà libro ho iniziato ad essere un pochino coinvolto (e arrivare a metà libro non è stata affatto un'impresa facile). Diciamocelo subito, la storia non è il massimo: una principessa rapita e un giovane innamorato, mezzomortale in una società di elfi, che corre in suo soccorso, allestendo in fretta e furia una compagnia - detta dei Rinnegati - e pronto a sfidare il Signore delle Tenebre (si chiama davvero così!). La prima cosa che ho pensato dopo le prime pagine è stata: è un romanzo banale solo in apparenza. Non punta a colpire con la trama, ma con le tematiche affrontate e l'approfondimento psicologico/sociale. Ogni cosa è un pretesto per parlare d'altro. E potrebbe anche andar bene, ma richiede un lavoro non indifferente, lavoro che la Strazzulla, secondo me, non ha svolto appieno. I personaggi principali hanno tutti la stessa "voce", ad eccezione del folletto Rabba e di poche altre "comparse". I comprimari sono centinaia e di ognuno Chiara ci descrive, in dettaglio, abbigliamento e aspetto fisico. Ora, io povero lettore incapace, già devo fare uno sforzo immane per ricordarmi i nomi - secondo me di origine aramaica - come si può pretendere che riesca a farmi un'immagine mentale di tutte le comparse? E' assurdo a dir poco. E infatti poi se ne accorge pure la scrittrice, che decide di concentrarsi su più fronti e in maniera più approfondita: le vicende di Lyannen e della sua banda, le avventure del Solitario e dei pelosi, le strategie del reame e i complotti dei cattivi di turno. Su questi ultimi io avrei agito diversamente. Creare un po' di mistero, magari senza svelare da subito il boss di fine livello, non avrebbe fatto male ad una storia trita e ritrita. E invece no! Dopo appena cinquanta pagine assistiamo subito al dialogo del Cattivo, con tanto di caratterizzazione perfida dagli involontari connotati comici.
I dialoghi sono però la cosa peggiore. Banali, banali, banali! Il cattivo parla per metafore e il buono è ispirato dalla patria e dall'ideale dell'onore cavalleresco. Lo stile è stata invece una piacevole sorpresa, pulito, scorrevole, preciso, mi ha catturato da subito, trascinandomi per pagine e pagine che in altri casi non avrei di sicuro letto. Mi vergogno a dirlo, ma spesso mi sono ritrovato a pensare ad altro durante la lettura... e in alcuni casi ho anche saltato alcune delle tante "menate mentali" dei protagonisti. Questo la dice lunga sul mio coinvolgimento.
Qualcuno ha definito questo libro il libro delle tre S. Io preferisco chiamarlo il libro delle tre P: Prolisso, Pesante, Pantagruelico. Prolisso perché ripete all'infinito concetti inutili, che il lettore assimila subito, snobbando però quelli cruciali; pesante perché la storia è banale e non coinvolge, rendendo pedante ogni cosa; pantagruelico perché l'editing, a parer mio, poteva essere più incisivo. Quasi ottocento pagine che potevano tranquillamente essere ridotte a cinquecento, se non a quattrocento.
In definitiva è un libro non eccelso, ma a parer mio più che sufficiente. Gli avrei dato un voto più alto se non fossi stato viziato dagli altri romanzi. E forse sono proprio io che ho cambiato approccio al genere. Non attribuisco la colpa alla giovane età della Strazzulla, anche perché, secondo me, scrive molto meglio di tanti ventenni e trentenni. E' che forse, e dico forse, si è lasciata troppo trasportare dai miti greci e dalle saghe epiche del passato. Al di là dei rimandi più o meno espliciti (dai nomi come Theresian che ricorda l'oracolo greco Theresia alle varie razze, centauri, amazzoni e via dicendo) è proprio l'impostazione ad essere "superata".
Si nota l'entusiasmo e la passione per la scrittura, ma il lettore viene lasciato in disparte, non è reso partecipe delle vicende. Accurato però il lavoro di fondo che è stato svolto, i miti del Reame, le razze ben contestualizzate e i rimandi alla storia passata che - purtroppo - viene accennata solo nel prologo.
PS: Chiara, se mi stai leggendo. Capisco che gli Eterni siano molto figli dei fiori, molto eterei e delicati. Ma perché ogni volta che ne parli mi immagino una scena Yaoi? Forse hanno atteggiamenti leggermente effemminati... non che ci sia qualcosa di male, ma non puoi descrivermi Validen come grande e muscoloso condottiero e poi scrivere: "Prima di aprire la porta si pettinò la lunga chioma bionda e si riordinò le treccine". Non è in linea col personaggio, capisci?
I dialoghi sono però la cosa peggiore. Banali, banali, banali! Il cattivo parla per metafore e il buono è ispirato dalla patria e dall'ideale dell'onore cavalleresco. Lo stile è stata invece una piacevole sorpresa, pulito, scorrevole, preciso, mi ha catturato da subito, trascinandomi per pagine e pagine che in altri casi non avrei di sicuro letto. Mi vergogno a dirlo, ma spesso mi sono ritrovato a pensare ad altro durante la lettura... e in alcuni casi ho anche saltato alcune delle tante "menate mentali" dei protagonisti. Questo la dice lunga sul mio coinvolgimento.
Qualcuno ha definito questo libro il libro delle tre S. Io preferisco chiamarlo il libro delle tre P: Prolisso, Pesante, Pantagruelico. Prolisso perché ripete all'infinito concetti inutili, che il lettore assimila subito, snobbando però quelli cruciali; pesante perché la storia è banale e non coinvolge, rendendo pedante ogni cosa; pantagruelico perché l'editing, a parer mio, poteva essere più incisivo. Quasi ottocento pagine che potevano tranquillamente essere ridotte a cinquecento, se non a quattrocento.
In definitiva è un libro non eccelso, ma a parer mio più che sufficiente. Gli avrei dato un voto più alto se non fossi stato viziato dagli altri romanzi. E forse sono proprio io che ho cambiato approccio al genere. Non attribuisco la colpa alla giovane età della Strazzulla, anche perché, secondo me, scrive molto meglio di tanti ventenni e trentenni. E' che forse, e dico forse, si è lasciata troppo trasportare dai miti greci e dalle saghe epiche del passato. Al di là dei rimandi più o meno espliciti (dai nomi come Theresian che ricorda l'oracolo greco Theresia alle varie razze, centauri, amazzoni e via dicendo) è proprio l'impostazione ad essere "superata".
Si nota l'entusiasmo e la passione per la scrittura, ma il lettore viene lasciato in disparte, non è reso partecipe delle vicende. Accurato però il lavoro di fondo che è stato svolto, i miti del Reame, le razze ben contestualizzate e i rimandi alla storia passata che - purtroppo - viene accennata solo nel prologo.
PS: Chiara, se mi stai leggendo. Capisco che gli Eterni siano molto figli dei fiori, molto eterei e delicati. Ma perché ogni volta che ne parli mi immagino una scena Yaoi? Forse hanno atteggiamenti leggermente effemminati... non che ci sia qualcosa di male, ma non puoi descrivermi Validen come grande e muscoloso condottiero e poi scrivere: "Prima di aprire la porta si pettinò la lunga chioma bionda e si riordinò le treccine". Non è in linea col personaggio, capisci?
domenica, 16 novembre 2008
Ogni romanzo di Anne Rice mi emoziona come se fosse il primo. Forse ha a che fare con il suo modo elegante di scrivere, forse con la sua tecnica narrativa... non so dirlo con certezza. "Il Vampiro di Blackwood" rappresenta senza dubbio una delle sue novelle più interessanti, dopo i controversi Merrick e Marius. Il lettore viene catapultato nella palpitante New Orleans di Lestat e vorrebbe restarci in eterno. Il frinire delle cicale, l'umidità, il sole cocente, i modi di fare bohemienne dei cittadini, combattuti tra la tradizione e l'innovazione, una lotta ben rappresentata tra queste pagine. Tutti - o quasi - i personaggi della Rice sono ricchi e possono permettersi ogni lusso, eppure amano faticare per sbarcare il lunario e sono felici della loro condizione immutabile. Come tutti i romanzi, anche questo inizia con un incontro e con un racconto. Anne usa i vampiri come semplice pretesto per raccontare storie, ed è questa la cosa che più amo di lei. Si parte da una novella gotica e si arriva ad un romanzo manierista, passando per il noir e il giallo. E' l'intimità la vera protagonista delle "Cronache dei Vampiri", non i vampiri. L'intimità di una famiglia o di una congrega, l'intimità della condizione umana o sovrannaturale. Blackwood Manor riunisce tutte le sfaccettature della quotidianetà: il semplicismo dei contadini, l'ingenuità dei fanciulli, la malizia delle donne, la rudezza degli uomini. Niente viene lasciato indietro, niente viene trascurato. L'elemento occulto, in questo caso lo spirito Goblin, viene introdotto brillantemente, dapprima come entità pacifica, poi come malvagia. Segue Quinn sin dalla sua nascita; non sa da dove viene né quale sia il suo destino. Sa solo che il suo posto è accanto a Quinn. Lo segue nella sua crescita, impara a parlare grazie a lui e si ritaglia un ruolo nella grande famiglia. E quando Quinn diventa vampiro anche lui muta, diventa assetato di sangue.
Un lettore poco avvezzo alla Rice si aspetterebbe ora il classico romanzo horror con vampiri, streghe e fantasmi... peccato che non sia così. Sebbene presente sin dalle prime pagine, Goblin viene trattato come un semplice personaggio. Pagine su pagine scorrono velocemente raccontando la storia dei contadini di Blackwood, la storia dei proprietari del Blackwood Manor, con incesti, violenze e misteri. Le parti dedicate al sovrannaturale occupano rispettivamente il primo e il terzo segmento, un centinaio di pagine su seicento, una miseria! Lestat da cantore diventa ascoltatore, mentre la storia di Quinn si dipana dinanzi ai suoi occhi e prende forma, sostanza, un po' come Goblin.
Da assiduo lettore di Anne Rice, sono rimasto colpito e sconcertato dai vari crossover con "Le Streghe Mayfair", l'altra saga della Regina. Colpito nel sentire il nome di Rowan, Mona, Michael, Lasher!, sconcertato per la naturalezza con cui tutti i tasselli combacino. Non c'è nessuna discrepanza, nessuna forzatura. L'intreccio è assolutamente perfetto, come anche la prosa della Rice, qui barocca ed elegante come non mai. Le parti erotiche non mancano, ma non sono invasive come in passato, bensì funzionali alla storia, ora per descrivere l'animo intrepido di Quinn e Mona, ora per sottolineare l'ambiguità di Rebecca.
E la scena della chiesa è di una bellezza commovente: Lestat, Merrick e Quinn che ricevono il sacramento, il corpo di Cristo. Anne Rice supera la linea di confine, l'ateismo viene abbandonato definitivamente a favore della fede. D'ora in avanti le "Cronache dei Vampiri" riserveranno molte sorprese.

















