venerdì, 31 ottobre 2008
Forse non tutti sanno che Halloween, come tutte le feste commerciali (o commercializzate) ha radici antiche e importanti. Samhain era il nome originale, celebrato dai pagani e dai wiccan più in generale. Nel mio brevissimo periodo wicca (più che periodo una fase) ho imparato ad apprezzare le origini di questa festività, la celebrazione della fine del raccolto, i falò propiziatori etc. Origini contadine dunque che sono andate inevitabilmente perse. Comunque qualche anno fa, poco prima del primo anno delle superiori, festeggiai con gli amici Halloween per la prima volta; andammo a chiedere "dolcetto o scherzetto" solamente alle pasticcerie e ai negozi di dolciumi! Bei ricordi, ci ripenso spesso con nostalgia, anche perché c'erano persone che poi si sono allontanate, per un motivo o per un altro. Si cresce, insomma. Vi lascio quindi con l'indovinello che ci fece una signora, un ricatto per dirla tutta: o rispondevamo esattamente in due minuti o bye bye Tronky's (j'adore!). Io risposi per primo, trangugiando la mia parte in un baleno... immagino di avere finalmente qualcuno da incolpare per i 30 chili in eccesso che sono riuscito a smaltire nell'ultimo anno!

Voilà:

Col battere in musica e della nave àncora va a pennello.
Orsù dimmi, come rispondi a questo indovinello?


Risposta: L****E

Buon Halloween a tutti e buon capodanno ai Wiccan!


LucaCP alle 17:43 in: memorie, esoterismo
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giovedì, 30 ottobre 2008
LucaCP alle 16:13 in: recensioni libri
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martedì, 28 ottobre 2008
Il 12 novembre ho l'esame di Letteratura Francese. E ho ancora due romanzi da leggere. Il 13 novembre ho l'esame di Filosofia della Mente e ho ancora un libro da leggere e una tesina da finire. Sempre il 13 novembre c'è anche l'esame di Elementi di Logica, ma con qualche esercizio dovrei almeno superarlo. La cosa che mi infastidisce è la stanchezza. Penso che dovrò dare altri esami a gennaio, due per la precisione, ma non sono preoccupato perché la mole di lavoro sarà inferiore. Molto inferiore.
E nel frattempo piove. Piove e le temperature si abbassano. Piove e si può quasi respirare l'avvicinarsi dell'inverno, il periodo dell'anno che più amo, la stagione a cui sono legato da bellissimi ricordi. Non solo ricordi d'infanzia.

Ma ora al diavolo lo studio, vado a stendermi un po' e a rileggere Eclipse, in attesa dell'uscita di Breaking Dawn prevista per il 30 ottobre. Buona lettura a me!
LucaCP alle 17:24 in: università, scleri giornalieri
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venerdì, 24 ottobre 2008
Il mio cagnolino è inquietante. E' piccolo, bianco e risponde all'originalissimo nome di Lucky (abbiate pietà, avevo poco più di 15 anni quando lo adottai). Insomma, è un barboncino dolcissimo. Solitamente passa le sue giornate a poltrire su qualunque superficie morbida, ricordandoci di tanto in tanto che è un cane con qualche sporadico "bau". Ma anche allora basta una piccola occhiataccia a fargli dimenticare i buoni propositi. Una piccola palla di pelo dolcissima, appunto. Ma ha anche un lato inquietante. Una passione smodata per i calzini. Sarà anche un cliché, ma un conto è parlarne e un altro esserne testimoni. In breve: il mio barboncino dolcissimo è feticista! Non che ci sia nulla di male, per carità, ma non è possibile ritrovarsi sempre con i calzini spaiati o - nella peggiore delle ipotesi - bucati. Il culmine c'è stato oggi pomeriggio, quando ho trovato Lucky addormentato nella cesta dei panni da lavare...
LucaCP alle 22:53 in: scleri giornalieri
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domenica, 19 ottobre 2008
Ragazzi, datemi un parere. E' vero che un libro non si giudica dalla copertina, ma quanti di noi hanno spesso fatto piacevoli letture proprio grazie all'aspetto grafico? Il primo impatto conta eccome in alcune situazioni. In un romanzo fantasy poi, ogni cosa viene amplificata. Raccontatemi quindi quali sono i vostri gusti, quali sono le copertine che vi sono rimaste più impresse... siete portati a preferire una grafica minimalista (con un simbolo in copertina ad esempio) o una "corposa"? Va bene anche se mi dite che preferite le copertine monocromatiche, sarebbe già un passo avanti! =P



LucaCP alle 16:24 in: scleri giornalieri
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martedì, 14 ottobre 2008
E' da un po' che pensavo di dedicare un post alla cosiddetta "letteratura di genere", ma solamente oggi, davanti all'ennesima discussione online, mi sono deciso a rimboccarmi le maniche. Diciamolo chiaramente, i detrattori sono molti, troppi, ma spesso si tratta di "non lettori", di persone che amano giudicare senza addurre spiegazioni. Online, come dicevo, si parlava della letteratura in generale, di quanto fosse superiore, di quanto fossero importanti le tematiche trattate rispetto ai volgari "romanzetti di genere".
Beh, sono contrario.
Prima di tutto perché io stesso scrivo la cosiddetta "letteratura di genere", secondo poi perché secondo me non esiste affatto la "letteratura di genere". La vogliamo smettere o no con queste assurde etichette? Fino a quando servono per orientarci negli acquisti e nei discorsi di tutti i giorni pure pure, ma ampliare il discorso coinvolgendo cose di cui si sa poco e niente non mi sta affatto bene.
Volgarmente parlando, la letteratura di genere è quella che comprende romanzi senza pretese, libercoli che hanno un solo scopo: intrattenere. Resettate quindi i cervelli, abbracciate l'ignoranza e lasciatevi trasportare dai giullareschi Caronte sino al limbo dei sensi. Siamo veramente arrivati a questo punto? Spero proprio di no. Non nego che esistano libri simili, di puro intrattenimento, ma ridurre un intero universo letterario a due parole mi sembra davvero fuori luogo.
Prendiamo come esempio la letteratura fantasy. Secondo la definizione di cui sopra, Tolkien non sarebbe altro che uno scribacchino di genere, un tale che di punto in bianco se ne è uscito con elfi e nani avendo come solo obiettivo l'intrattenimento. Addio quindi ad anni e anni di studio e di scrittura. Ma prendiamo come esempio anche Anne Rice. Ecco cosa si legge nella quarta di copertina di "Intervista col Vampiro":

"Romanzo dell'orrore, romanzo gotico, romanzo storico, romanzo filosofico, il capolavoro di Anne Rice che sfugge a ogni definizione."

Ed ecco come si definisce la stessa Anne Rice:

"Non accetto di venire considerata una scrittrice di genere, né una scrittrice commerciale, né una scrittrice letteraria. Io voglio essere tutte e tre le cose e il mio successo o il mio fallimento devono essere giudicati sotto questa luce."

Il suo punto di vista mi sembra evidente e spero sia evidente anche a chi ha letto anche solo un suo romanzo. L'avrò detto ormai decine di volte: la Rice utilizza il vampiro come metafora dell'esistenza umana, come pretesto per narrare la bellezza umana, fatta di credenze, di follia, di ignoranza ma anche di amore irrazionale. A prima vista sembra criticare l'uomo, ma i suoi romanzi non sono che una testimonianza di profondo amore per l'esistenza. E come potrebbe essere altrimenti? Avete letto la biografia di Anne Rice, le tragedie che ha dovuto affrontare? La perdita della famiglia, la perdita di quella che aveva creduto la sua non-fede, la rinascita spirituale...

Tutto questo sfugge ad una definizione. E come possiamo quindi permetterci di riassumerlo in "letteratura di genere", alla stregua di un insulto? Siamo così bigotti da giudicare letteratura solamente i grandi scrittori del passato o i recenti presunti tali osannati dalla critica? "Firmino" è letteratura e tutto il resto è noia (cit.)? Sarà che ho trovato "Firmino" una porcata immane, ma credetemi se vi dico che esiste gente che la pensa così.

Ma la colpa è anche degli esempi recenti che troviamo sugli scaffali. Gran parte dei libri di genere che spadroneggiano in libreria non valgono neppure 2 euro, eppure vendono migliaia di copie, milioni nella più sventurata delle ipotesi. Io leggo di tutto, senza pregiudizi. Leggo la Meyer, leggo la Hamilton e leggo la Rice. Ma di metterle sullo stesso livello non se ne parla! La Meyer è letteratura di evasione, che tratta anche tematiche importanti, ma che si discosta di poco da un Harmony tradizionale. La Hamilton è una scrittrice puramente di genere (tanto per usare questo simpatico termine), nel senso che mescola horror, thriller e una spruzzatina di romance in tutti i suoi romanzi. Ed è questa la sua formula vincente. Ma Anne Rice appartiene a tutt'altra famiglia. All'apparenza horror, nel profondo storia e filosofia. Non nego che nel corso delle sue saghe ci siano delle cadute di stile grossolane ed evitabili, ma nel complesso si parla pur sempre di capolavori.

Peccato che non tutti la pensino così. Fino a quando non si riuscirà ad andare oltre le comuni etichette, ogni sforzo sarà inutile. Triste, ma vero.
LucaCP alle 14:12 in: recensioni libri, anne rice
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sabato, 11 ottobre 2008
<<Dio ha fatto molti, moltissimi errori, come lui stesso di certo saprà! E sospetto che gli angeli abbiano tentato di metterlo in guardia. Il Diavolo divenne il Diavolo perché cercò di avvertirlo. Dio è amore, ma non sono sicuro che sia un prodigio assoluto d'intelligenza.>>
Stavo cercando di non ridere, però non ci riuscii. <<David, se continui su questa strada, sarai colpito da un fulmine.>>
<<Sciocchezze. Dio vuole che comprendiamo tutto ciò.>>
<<No, questo non lo posso accettare.>>
<<Vuoi dire che accetti il resto?>> Ridacchiò. << No, sono serio. La religione è primitiva nelle sue illogiche conclusioni. Immagina un Dio perfetto che tollera l'esistenza del Diavolo. No, questo non ha mai avuto senso. Il grande errore nella Bibbia è l'idea secondo la quale Dio sia perfetto. Oltre alla mancanza di immaginazione da parte degli antichi saggi, a tale equivoco va attribuita la responsabilità per ogni domanda di carattere teologico sul bene e sul male cui da secoli cerchiamo di trovare un' impossibile risposta. Dio è buono, comunque, mirabilmente buono. Si, Dio è amore. Ma nessuna Forza creativa è perfetta. Questo è chiaro.>>

[Anne Rice "Il Ladro di Corpi"]


Poesia? Alla fine ho ceduto alla tentazione, aggiunta l'etichetta Anne Rice...
LucaCP alle 21:17 in: anne rice
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