lunedì, 28 aprile 2008
"Sono trascorsi venti anni da quando Nime, il Mago Oscuro, con un colpo di stato ha rovesciato la reggenza dell'arcimaga Amelia, proclamandosi sovrano assoluto di tutto il continente di Ancyria. Da quella tragica notte che vede la caduta degli Arcimaghi, viene tratta in salvo Elaine, figlia legittima di Amelia e la sua erede, che si troverà ben presto coinvolta nei grandi eventi del suo tempo. In un mondo leggendario e arcano, dominato dall'epica lotta tra il bene e il male, tra oscuri manieri, templi in rovina e divinità dimenticate, Elaine dovrà fare i conti con una dote affascinante e al contempo terribile insita in lei: la magia".
"L'ultima Profezia" è senza dubbio una lettura interessante, facilitata dallo stile scorrevole - ma a tratti impersonale -di Chiara Guidarini. La storia ha molto potenziale, anche se purtroppo non viene sviluppata a dovere. Come si possono riassumere così tanti avvenimenti in 108 pagine? Io non so se è una cosa voluta dall'autrice o se si tratta dell'ennesima imposizione degli editori-padroni, ma non è stata affatto una scelta saggia. In alcuni momenti sembra di trovarsi davanti ad un riassunto, il prologo forse di una vicenda ben più ampia. Fortunatamente i dialoghi interessanti e i personaggi ben caratterizzati tendono a smorzare questa sensazione di "incompiutezza", ma non basta. Il terribile presagio del "non finale", rimane sino all'epilogo... difatti incompleto. Elaine andrà davvero nel Nebolin? La visione finale lascia pensare di sì, e sebbene sia spiazzante, scioccante e dannatamente azzeccato, questo finale non mi ha soddisfatto del tutto. Magari lo avrei anche accettato per la sua originalità, se solo avessi letto come minimo 300 pagine di storia... 300 pagine che non ci sono.
Non nascondo che ci sono rimasto davvero male nel constatare la brevità del romanzo; forse avrei preferito una storia semplice, lineare e banale, ma che stava nelle 108 pagine. Forse in quel caso mi sarebbe andato bene... forse.
Concludo con il componimento che si trova ad inizio libro, davvero molto accattivante:
"Oh, virginale Ancyria,
mollemente distesa tra mare
e cielo, bella sei, oltre ogni
dire, e così io ti
vedo. Permettimi di cantare
le tue lodi, permettimi di
mostrare le tue eterne
fattezze, permettimi di
rappresentare la tua gloria
divina e terrena. Oh,
virtuosa Ancyria, fiera e
combattiva, fonte di gaudio
e di potere, luce della sera e
ombra nel sole, io tratteggio
il tuo spirito e la tua carne,
e ne sono lieto.
Io ti vedo, io ti sento."
sabato, 26 aprile 2008
Sono molto combattuto. Ero curioso di leggere uno dei romanzi della Asengard, questa giovane casa editrice che si ricorda principalmente per le splendide copertine e per il manifesto editoriale aperto a tutti gli esordienti d'Italia. Così, quando è arrivato il famigerato pacco di Ibs, ero pieno di aspettative... irrimediabilmente andate in frantumi. Il romanzo non mi è piaciuto, non del tutto almeno. La prima parte è molto interessante e ben approfondita, sebbene le ambientazioni degli elfi sotterranei ricordino fin troppo i drow di Salvatore. E il protagonista, Jath è troppo simile a Drizzt, così come Shin'Shima alla stupenda e inimitabile Matrona Malice. La seconda parte mi ha spiazzato. In poche righe sono stati riassunti anni ed anni, salti temporanei da un capitolo all'altro che non ho ben capito e che non sono stati giustificati dall'autrice. Una cosa è avere uno stile rapido, come quello di Licia Troisi, ma che è piacevole e soddisfacente, un conto è essere frettolosi. In meno di 100 pagine sono stati riassunti:
- Introduzione del Matriarcato
- Concepimento di Jath
- Addestramento - Fuga di Drizz... ehm Jath
- Background di Valpur. Nonna, Madre e padre.
- Un mago (o stregone!? Non si capisce la differenza) evoca un Dio (senza contesto, ovviamente)
- Valpur entra nella Corporazione dei Ladri.
- Valpur si innamora di Jath
- Valpur scopre... SPOILER che Jath è suo fratello.
- Dabria viene attaccata
Ma la vera chicca è rappresentata dal finale. Il Dio, dal nome impronunciabile (ovviamente...), crea dal nulla la sua dimora, i suoi soldati, la sua succube-giocattolo sessuale... eppure durante la battaglia finale si trattiene. Non appaiono decine di altre creature pronte a dare man forte alle schiere infernali, niente barriera... no! Si comporta da umano-lussurioso-cupido-inutile e incassa senza dire niente. Forse l'autrice doveva imporre dei limiti, rendere il Dio un po' meno... divino. Questo sì che avrebbe dato coerenza e spessore alla storia.
Ma qualcosa di buono questo romanzo ce l'ha, altrimenti col cavolo che l'avrei finito di leggere (gettandolo sulla pila dove troneggia incontrastato "Angeli e Demoni"):
- Stile Interessante, anche se grezzo, immaturo
- Impostazione che io chiamo "Armenia", poiché ricorda titoli ben più famosi, sulla scia di D&D (che io adoro)
- La metà dei protagonisti si dimenticano. L'altra metà è interessante
giovedì, 24 aprile 2008
Giornata di pioggia, per molti. Momento di riflessione, l'ennesima, per me. Il cielo è coperto di nuvole cariche di pioggia, ma il sole, anche se del tutto nascosto, trova ugualmente il modo di mostrare la sua presenza. Che si tratti di uno sporadico raggio luminoso o dei tuoni in lontananza, non fa differenza. Un tale equilibrio di elementi capita solamente poche volte all'anno e mi provoca sempre le stesse identiche reazioni. Reazioni che tra l'altro sono in contrasto: malinconia mista a gioia. E' sempre così. Quando piove, quando tutto attorno a me si intristisce, sono a mio agio. Mii pare che finalmente anche gli altri capiscano e provino ciò che provo io. Ora c'è quel tanto di luce che basta per poter leggere "L'abbraccio delle Ombre", comodamente seduto sul mio letto. Una lettura che fino ad ora sta risultando pesante, facendomi rimpiangere di non aver dato la priorità a "Dracula" di Stoker...Salinger, nel "Giovane Holden" diceva: "Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle."
Per ora vorrei strangolare l'autrice. E' un buon segno?
martedì, 22 aprile 2008
Non ho mai postato nulla scritto da me. Forse perché non mi sono mai cimentato in un racconto ^^. Avrei voluto chiedervi un parere su un passo del mio romanzo, ma per ovvi motivi non posso. Vi lascio allora un brevissimo estratto di una cosa che sto scrivendo in questi giorni. Abbiate pietà insomma...
Entrò a passo svelto nella stanza, richiudendosi silenzioso la porta alle spalle. La luce della luna filtrava dalla piccola finestra di vetro, illuminando gli abiti sparsi disordinatamente sul pavimento, il letto su cui riposava l'ignara vittima.
Se solo avesse saputo... forse non si sarebbe addormentata così serena, forse avrebbe sbarrato la porta della camera, si sarebbe nascosta sotto al letto. Ma lei ne era all'oscuro. E come poteva essere altrimenti? I jilkar agivano in assoluta segretezza, alla mercé del miglior offerente. La loro vita era consacrata a valori ed entità ben più alti di quelli a cui i mortali si prostravano. E anche adesso, mentre il sicario estraeva lo stiletto dal fodero, sul suo viso non trapelava la benché minima emozione.
Solo un lavoro. Un lavoro come tanti.
Non era la prima volta che Kilia veniva incaricato di uccidere qualcuno, nonostante la giovane età. La sua esperienza saltava agli occhi dalla maestria con cui avanzava nella stanza senza fare rumore, dalla totale padronanza del suo corpo, ma anche solo dalla compostezza e misuratezza di ogni suo singolo movimento.
Con due falcate si ritrovò ai piedi del letto, la lama in bella vista che risplendeva alla luce della luna. Rifletteva i suoi occhi di ghiaccio, le labbra sottili sigillate con forza, quasi stessero trattenendo le segrete grida di chi è cresciuto troppo in fretta.
Osservò ancora la sua vittima, carezzandone i delicati lineamenti del viso: una ragazza come tante. Poteva avere due anni in più di lui, forse anche meno. Eppure con lei il destino era stato generoso, le aveva concesso una vita agiata, le aveva permesso di vivere in quella lussuosa dimora che soltanto uno come Re Laihs poteva permettersi.
La figlia di un Re e il figlio di un mercenario. Mai come allora il fato si mostrò beffardo. Il volto inespressivo di Kilia parve contrarsi in una smorfia disgustata. Sentiva la rabbia montargli dentro e, contrariamente alla freddezza che ogni jilkar amava ostentare, vi si abbandonò di buon grado: affondò una, due, tre volte! Sempre con maggiore violenza, mordendosi le labbra, imponendosi di soffocare l'urlo che gli assordava le orecchie sin dal giorno in cui aveva accettato quell'incarico.

Entrò a passo svelto nella stanza, richiudendosi silenzioso la porta alle spalle. La luce della luna filtrava dalla piccola finestra di vetro, illuminando gli abiti sparsi disordinatamente sul pavimento, il letto su cui riposava l'ignara vittima.
Se solo avesse saputo... forse non si sarebbe addormentata così serena, forse avrebbe sbarrato la porta della camera, si sarebbe nascosta sotto al letto. Ma lei ne era all'oscuro. E come poteva essere altrimenti? I jilkar agivano in assoluta segretezza, alla mercé del miglior offerente. La loro vita era consacrata a valori ed entità ben più alti di quelli a cui i mortali si prostravano. E anche adesso, mentre il sicario estraeva lo stiletto dal fodero, sul suo viso non trapelava la benché minima emozione.
Solo un lavoro. Un lavoro come tanti.
Non era la prima volta che Kilia veniva incaricato di uccidere qualcuno, nonostante la giovane età. La sua esperienza saltava agli occhi dalla maestria con cui avanzava nella stanza senza fare rumore, dalla totale padronanza del suo corpo, ma anche solo dalla compostezza e misuratezza di ogni suo singolo movimento.
Con due falcate si ritrovò ai piedi del letto, la lama in bella vista che risplendeva alla luce della luna. Rifletteva i suoi occhi di ghiaccio, le labbra sottili sigillate con forza, quasi stessero trattenendo le segrete grida di chi è cresciuto troppo in fretta.
Osservò ancora la sua vittima, carezzandone i delicati lineamenti del viso: una ragazza come tante. Poteva avere due anni in più di lui, forse anche meno. Eppure con lei il destino era stato generoso, le aveva concesso una vita agiata, le aveva permesso di vivere in quella lussuosa dimora che soltanto uno come Re Laihs poteva permettersi.
La figlia di un Re e il figlio di un mercenario. Mai come allora il fato si mostrò beffardo. Il volto inespressivo di Kilia parve contrarsi in una smorfia disgustata. Sentiva la rabbia montargli dentro e, contrariamente alla freddezza che ogni jilkar amava ostentare, vi si abbandonò di buon grado: affondò una, due, tre volte! Sempre con maggiore violenza, mordendosi le labbra, imponendosi di soffocare l'urlo che gli assordava le orecchie sin dal giorno in cui aveva accettato quell'incarico.
lunedì, 21 aprile 2008
Se c'è una cosa che come "scrittore" invidio a Licia Troisi è lo stile. Molti lo reputano superficiale e troppo asciutto, io lo considero semplicemente efficace. Niente giri di parole, niente periodi lunghi e impervi, soltanto lo stretto indispensabile. I suoi romanzi scorrono che è una meraviglia e, cosa ancor più sorprendente, rimangono nella testa del lettore; una storia troisiana non si dimentica facilmente, forse per la semplicità, forse per la linearità degli eventi, chi può dirlo. Fatto sta che spesso, leggendo i suoi libri, rivedo molte delle idee che io stesso ho avuto, molte delle tematiche che ho trattato in alcuni miei manoscritti (che spero un giorno vengano pubblicati) e non posso che esserne felice. "La Ragazza Drago" non fa eccezione. Non ho mai amato particolarmente i draghi - mi sono indifferenti - eppure Licia Troisi è riuscita lo stesso a coinvolgermi. Le sottotrame, come quella di Mattia, sono interessanti quanto basta ad "accalappiare" un pubblico eterogeneo e il sostrato mitologico - veramente accattivante - incornicia alla perfezione quest'ultima fatica della scrittrice romana.
Dal punto di vista stilistico niente da dire, ma sulla trama ho avuto un po' di perplessità. Il target del libro mi sembra che sia sceso vertiginosamente rispetto alle storie del "mondo emerso", alla "setta degli assassini" per voler essere precisi. Sebbene vari episodi del romanzo appaiano crudi al punto giusto (giuro di aver tremato leggendo degli impianti e dei ganci metallici nella colonna vertebrale del povero Mattia!), manca quella sadica maturità che Licia ha raggiunto con le "Guerre del Mondo Emerso". We Want Blood! Non necessariamente a grandi dosi, ma anche gli amanti dello splatter vogliono la loro parte :-P
Splendida come sempre la copertina, anche se avrei optato per colori più dark. Da quanto ho capito si tratta di una trilogia, quindi - come sempre - addio alla promessa che mi ero fatto di non iniziare più nuove saghe! La domanda resta la stessa: ne concluderò mai qualcuna senza tralasciare lo studio? ç__ç
domenica, 20 aprile 2008
E' questa la storia di "Cacciatori di Vampiri", romanzo d'esordio di Colleen Gleason, ma avrei potuto scrivere di "Buffy, The Vampire Slayer" e sarebbe stata la stessa cosa. Sì, perché l'autrice non ha mai negato di essersi ispirata alla ben più celebre cacciatrice televisiva, ma ha accuratamente evitato di scendere nei dettagli. Lo farò volentieri io per lei: le "scopiazzature" non si limitano a cose relativamente importanti, come la predestinazione che sceglie ogni generazione, ma investono anche gli aspetti più banali, come il locale frequentato da umani e vampiri, due razze diverse ma che sono costrette ad andare d'accordo in virtù di un patto fatto col gestore o locandiere che sia. Potrei anche parlare del modo in cui i vampiri si creano, vivono e si distruggono, dei dialoghi e modi di dire tipicamente buffyani, ma sarebbe inutile. Tutto sommato "Cacciatori di Vampiri" è un romanzo che si lascia leggere tranquillamente, senza pretese e che mi ha sinceramente incuriosito per tutta la sottotrama di Lilith/Giuda/chi-più-ne-ha-più-ne-metta. Unica pecca lo stile di Colleen Gleason: alcuni periodi li ho dovuti rileggere decine di volte prima di capire chi era il soggetto e quale il verbo. Per non parlare di frasi che hanno poco e niente di ottocentesco e la protagonista, Victoria, che si atteggia a punk dei giorni nostri, in netto contrasto con le usanze dell'epoca ma anche solo dell'ambiente in cui è stata educata per quasi 18 anni.
Ma passiamo ora ad un romanzo che mi è stato consigliato da Mirtillangela, "I Guardiani della Notte", opera d'esordio del russo Luk'janenko Sergej:
"La notte di Mosca è pericolosa. Criminali e assassini si aggirano per le strade e si mescolano agli Altri: vampiri e mutanti, stregoni e fattucchiere che escono in caccia dopo il tramonto. La loro forza è immensa, ma non bastano le armi tradizionali per combatterli. Solo Anton e quelli come lui possono riconoscerli, perché compito dei Guardiani e quello di far rispettare l'antica tregua stipulata tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Ma qualcosa nella pace millenaria che divide il popolo della Notte da quello del Giorno sì e incrinato, e il destino dell'umanità ora è legato a quello di un ragazzo che non sa di possedere un enorme potere. Comincia così una guerra senza esclusione di colpi, tra macchine di lusso e una civetta parlante, mafia russa e minacce apocalittiche, vodka e sortilegi." [IBS]
Innanzitutto grazie mille a Mirtillangela per il consiglio. E' stata una lettura veramente interessante, che mi ha lasciato col fiato sospeso sino alle ultime pagine, quando era oramai ben chiaro dove l'autore volesse andare a parare.
"I Guardiani della Notte" si compone di tre storie, in cui appaiono creature appartenenti all'immaginario collettivo, mentre sullo sfondo si combatte l'antica e ben nota lotta tra bene e male. Ma Luk'janenko Sergej è un po' come Laura Iuorio nel suo "Destino degli Eldowin": rimescola le carte in tavola e il "già visto" diventa ignoto, interessante. Ma è chiaro che anche la migliore delle storie non risalterebbe senza uno stile all'altezza della situazione, ed ecco che arriviamo al pezzo forte del romanzo. Ho adorato i tempi narrativi di Luk'janenko Sergej, il suo modo di dosare sapientemente i momenti di lotta, scattosi e rapidi, con momenti puramente descrittivi, in cui viene permesso al lettore di riprendere fiato e capire cosa sta accadendo. E proprio il lettore viene plasmato dalle abili mani dello scrittore, viene mosso come un burattino e senza rendersene conto si ritrova a ragionare per assurdo, come i personaggi del libro. Insomma, un romanzo che vi consiglio e che dovete assolutamente leggere!
Spero di poter comprare il seguito al più presto, anche se mi toccherà prima smaltire una serie di romanzi che mi sono arrivati in questi giorni : P
PS: E meno male che non volevo iniziare nuove saghe! Riuscirò mai a concluderne qualcuna?!
giovedì, 17 aprile 2008
Vi segnalo due miei articoli su "Serialmente":
Charmed
Ghost Whisperer
Ghost Whisperer
Inutile dire che se non li commentate vi perseguiterò in sogno! Di modi ne conosco molti, grazie alle letture un "tantino" esoteriche degli ultimi giorni XD

















